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Covid, Zangrillo: “Chiudere? Solo se serve a vaccinare più in fretta”

Aperturisti, rigoristi. Chi chiede un lockdown per mettere in sicurezza la campagna vaccinale e chi invoca riaperture a maggio o forse anche ad aprile. “Come la vedo io? Che ognuno deve fare la sua parte e deve essere animato da senso di responsabilità: se chiudere serve per vaccinare più velocemente, allora quella è la strada da seguire, ma altrimenti no”. E’ la visione di Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute. (prosegue dopo la foto)

riaperture aprile e maggio Zangrillo

“Se chiudere non equivale a una netta ripresa del ritmo di vaccinazioni – dice all’Adnkronos Salute – non dobbiamo illudere le persone. Dobbiamo restare fermi coi piedi per terra. Ripeto, dobbiamo arrivare a un punto fondamentale, che è la convivenza con il virus e con ogni genere di problema”.

Riaperture aprile e maggio, Zangrillo: “Basta narrazione del terrore, sennò moriamo non di virus ma di tutto il resto”

“Il futuro noi dobbiamo interpretarlo sapendo cogliere tempestivamente i segnali positivi. E, quindi, basta con la narrazione quotidiana che porta a terrorizzare e spaventare. Io mi rivolgo a un pubblico di persone responsabili. Dobbiamo dire che dovremo vaccinarci” contro Covid, “ma a poco a poco dobbiamo riprendere a vivere. Perché sennò moriamo non di virus, ma di tutto il resto”.

“Comprendo che farà indispettire molti questo richiamo all’ottimismo e ci sarà qualcuno che penserà che sia un segno di irresponsabilità, ma io invece penso di rivolgermi con argomenti molto solidi a persone che necessariamente hanno compreso nel tempo che ognuno di noi deve fare la sua parte e ne usciremo prestissimo”.

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“Il nostro obiettivo deve essere il futuro, un futuro di ripresa”

“Il nostro obiettivo – spiega all’Adnkronos Salute – deve essere il futuro, un futuro di ripresa. Uscire da questa crisi sanitaria è il principio per poter fare ripartire tutto il resto”. Parla di ottimismo il prorettore dell’università Vita-Salute. “Il medico che fa quando ha di fronte un malato? Gli dice fai testamento che non c’è più nulla da fare? No, il medico non deve illudere, per l’amor di Dio, ma cercare di portare validi argomenti a supporto di una ripresa, di un miglioramento. Ecco, noi dobbiamo tendere al miglioramento”.

Invece, osserva lo specialista, “purtroppo quello che segnalo, perché è un dato di fatto, è che l’ottimismo non paga. E’ più semplice essere catastrofisti e dire che moriremo tutti, che non ne usciremo mai, perché ogni giorno possiamo continuare una storia che va avanti da troppo tempo. Invece io sostengo che va fatto appello al senso di responsabilità – conclude Zangrillo – Noi dobbiamo dare speranza ai giovani, agli anziani e a coloro che hanno la responsabilità di un’impresa e di sostenere l’economia. Non dobbiamo abbandonarli”.

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