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Riforma delle pensioni, così Draghi ci traghetta verso il ritorno alla Legge Fornero (e i partiti lo lasciano fare)

La riforma delle pensioni 2022 è forse la più attesa dagli Italiani, che con l’orecchio teso e l’occhio attento aspettano il prossimo Consiglio dei Ministri, dove si discuterà quella che è la vera grande incognita della Legge di bilancio. “Una spada di Damocle”, la definisce Federico Fubini su «Il Corriere della Sera» per il presidente del Consiglio, che è stato lasciato solo dagli altri partiti. Dettaglio questo che la dice lunga sullo “stato di salute” della nostra classe politica. Difatti nessuna delle principali forze della maggioranza si è esposta per un ritorno al sistema previdenziale come era nel 2019, prima che Quota 100, cavallo di battaglia della Lega, venisse attuata dal governo Conte I. M5s, Pd e Forza Italia, i partiti tutti, sanno che c’è in ballo un bel mucchio di voti. Da qui la scelta “machiavellica” di lasciare la “palla infuocata” a Draghi e ai suoi tecnici. Come a dire “tanto lui non cerca consenso”. E finora l’ex numero uno della Bce non si è tirato indietro: si è assunto la responsabilità anche di scelte decisamente impopolari. 

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Riforma pensioni, così Draghi ci traghetta verso la Legge Fornero (e i partiti lo lasciano fare)

«Io non concordavo con Quota 100. Ha una durata triennale e non verrà rinnovata. Quello che occorre fare è assicurare una gradualità nel passaggio alla normalità», ha spiegato Draghi nella conferenza stampa a margine dell’ultimo Consiglio Europeo. Che poi non è una grande sorpresa. Basterebbe tirare fuori dal cassetto la famosa lettera che Draghi firmò con Jean-Claude Trichet per avere un’idea di quel che lui pensa sulle pensioni. La missiva del 2011 raccomandava, infatti, all’Italia di intervenire nel sistema pensionistico «rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012». Cosa che poi di fatto è avvenuta: al governo Berlusconi subentrò l’altro Mario, il super tecnico Monti. 

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Salvini: «Chiamarla Quota 100 o Quota y non importa, quello che conta è che dal 1 gennaio tu non porti via 6-7 anni di vita ai lavoratori»

Resta da capire oggi cosa sostituirà Quota 100. Ad aver messo a punto l’opzione che consentiva agli Italiani di ritirarsi prima con pieni diritti previdenziali a 62 anni di età e 38 di contributi il governo giallo-verde. E nello sforzo di tornare al diritto di pensione piena a 67 anni, Draghi e i suoi dovranno convincere in particolar modo proprio la Lega. «Il ritorno alle legge Fornero è incompatibile con la realtà. Io e il presidente Draghi stiamo lavorando per tutelare il diritto al lavoro e alla pensione, l’importante è non tornare alla legge Fornero. Chiamarla Quota 100 o Quota y non importa, quello che conta è che dal 1 gennaio tu non porti via 6-7 anni di vita ai lavoratori», il commento a caldo del segretario del Carroccio, Matteo Salvini. D’accordo con Draghi il ministro del Lavoro Andrea Orlando: «Il premier ha già risposto che Quota 100 si tocca ed è anche un bene che lo si faccia perché i numeri ci dicono che all’interno ci sono distorsioni che vanno affrontate» e «vanno corrette accettando una graduale uscita dalla finestra che Quota 100 ha rappresentato». Quali sono le opzioni al vaglio dell’esecutivo? Facciamo il punto.

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Riforma pensioni 2022: le opzioni al vaglio del governo Draghi

Come svela Fubini sul «Corriere della Sera» sono due le ipotesi verosimili: la prima prevede il ritorno alla normalità pensionistica (dunque prima che entrasse in vigore Quota 100) dopo un biennio di Quota 102, ma con una particolarità. “Nel 2023 anno l’assegno sarebbe calcolato con metodo contributivo (cioè sulla base di quanto ciascuno ha effettivamente versato nel sistema). Ciò ridurrebbe i costi e affermerebbe il principio che non devono essere i giovani a pagare il debito futuro di chi sceglie di andare in pensione prima oggi”, spiega il giornalista. La seconda strada invece sarebbe all’insegna di una maggior gradualità: si avrebbe Quota 102 nel 2022, Quota 103 nel 2023 e Quota 104 nel 2024. Quindi prima Quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contribuiti), poi Quota 104 – 66 anni di età e 38 anni di contributi. D’altronde spendere qualcosa in più per la riforma delle pensioni o per il reddito di cittadinanza (altra spinosa questione) comporterebbe il pericolo di toccare la riserva utile a ridurre l’aliquota Irpef del 38%. Secondo l’ex ministra del Lavoro del governo Monti, Elsa Fornero, la seconda opzione, quella proposta di Daniele Franco sarebbe la più idonea. «È un compromesso per evitare un innalzamento troppo brusco dell’età pensionabile per alcuni lavoratori ma, nello stesso tempo, anche un messaggio molto chiaro verso il ritorno al percorso indicato dalla riforma del 2011», ha confermato a «Repubblica».

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Fornero: «Quota 100 è stato un passo indietro, molto costoso, che ha dato benefici a pochi e che non ha affatto mantenuto la promessa di aumentare l’occupazione giovanile»

«Quota 100 è stato un passo indietro, molto costoso, che ha dato benefici a pochi e che non ha affatto mantenuto la promessa di aumentare l’occupazione giovanile in sostituzione di quella più anziana. Il presidente Conte disse, all’epoca, che ci sarebbero state tre assunzioni per ogni uscita. È successo il contrario: un ingresso per ogni tre uscite», ha spiegato sempre Elsa Fornero. La professoressa ha poi aggiunto: «Il governo Draghi sapeva di dover tornare ad una situazione di maggiore sostenibilità delle spesa pensionistica senza scaricare i costi sulle generazioni più giovani». Per il premier dunque appare inevitabile riportare l’Italia sul sentiero del “pre-Quota 100”. L’economista ovviamente vorrebbe che il passaggio fosse il più indolore possibile. Come traghettare l’Italia senza strappi, senza far male al Paese? In che modo rendere la medicina meno amara? Un «Supercalifragilistichespiralidoso» possibile per Draghi? E se sì a che prezzo? È necessario evitare scaloni e i cosiddetti “scalonati”. Il premier ne è consapevole: a risentirne di più saranno soprattutto i nati del 1960 e nel 1961. E tutto per un soffio.

Matteo Salvini

Riforma pensioni 2022, Draghi riceverà i sindacati presto a palazzo Chigi. Durigon: «Lega non è verso il sì»

Intanto le sigle sindacali sono pronte alla mobilitazione a fronte della prospettiva di innalzamento graduale dell’età di pensionamento. Il presidente del Consiglio le ha convocate per domani alle 18. A fare da intermediario invece tra Draghi e Salvini è rispuntato Claudio Durigon (il papà di Quota 100)che ha detto stamani: «Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni media, la Lega non è ‘verso il sì’ alle nuove misure sulle pensioni. Stiamo ancora lavorando alla riforma, con buonsenso e determinazione. L’obiettivo è non tornare alla Fornero».

Qual è la proposta della Lega? Senza un piano ben confezionato sarà difficile convincere Draghi. D’accordo con Durigon il sottosegretario al Mef della Lega, Federico Freni: «Inutile soffermarsi ora su numeri e quote: dobbiamo dare risposte concrete alle lavoratrici ed ai lavoratori che attendono di poter andare in pensione». Un fatto solo appare certo: nel pantano venutosi a creare per qualunque partito è ad oggi davvero difficile cercare di accaparrarsi una bandierina. Il rischio è di restare invischiati nella “sabbie mobili” del sistema pensionistico. Leggi anche l’articolo —> Riforma delle pensioni, Draghi archivia Quota 100. Le possibili alternative 

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