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Pensioni, Orlando apre ai sindacati: «Ci sono le condizioni per un dialogo»

In mattinata l’incontro tra il premier Draghi e i ministri. Sul piatto le possibili modifiche alla Manovra Finanziaria del 2022. Tante le problematiche da affrontare: Superbonus, reddito di cittadinanza e pensioni, solo per citarne qualcuno. Intanto è uscita stamani su «La Stampa» l’intervista ad Andrea Orlando, che sarà presente al vertice. Il ministro del Lavoro ha spiegato che non è il momento scioperare, ma di dialogare. I sindacati non sono affatto soddisfatti della riforma del sistema pensionistico, delle politiche attive per i giovani e del salario minimo. A denunciare il malcontento Landini, che ha lamentato il metodo usato da Draghi.

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Andrea Orlando

Riforma pensioni 2021, Orlando apre ai sindacati: «Ci sono le condizioni per un dialogo»

In un’intervista a «La Stampa», Andrea Orlando ha affermato che ci sono «le condizioni per un dialogo sociale che può portare a un miglioramento della manovra. Affrontando il tema della previdenza al di fuori del dibattito sterile Quota 100 sì Quota 100 no». Quota 102 (che dovrebbe prevedere un’età di accesso di 64 anni con almeno 38 anni di contributi versati) andrà avanti per tutto il 2022. Il “dopo” è oggetto di discussione. «Ora c’è da capire come si torna a un sistema che deve essere contributivo evitando le rigidità che la legge Fornero portava con sé. A partire da cosa succede per le nuove generazioni», ha spiegato il ministro del Lavoro. La manovra 2022 prevede anche la proroga fino al 31 dicembre del 2022 dell’«Ape sociale», con l’allargamento della platea di coloro a cui sarà concesso di lasciare il lavoro a 63 anni con 36 di contributi, e dell’«Opzione Donna», con 60 anni di età e 35 di contributi. Sul piatto anche un fondo per i lavoratori delle piccole e medie imprese in crisi con almeno 62 anni d’età.

Andrea Orlando

Il ministro del Lavoro difende il reddito di cittadinanza

Andrea Orlando ha detto la sua anche sul reddito di cittadinanza: «I sussidi servono per intervenire quando il lavoro non c’è o quando una persona non può lavorare, non per creare lavoro. Questo misunderstanding ha accompagnato la nascita di questa misura che ha effettivamente sostenuto persone contro la povertà». Il ministro ha difeso la misura: «La riforma delle politiche attive è un’altra cosa e deve valere per tutti, non solo per i percettori di reddito. Quella dei navigator era una scorciatoia figlia di quell’equivoco. Quanto agli abusi, li stiamo scoprendo grazie a una giusta intensificazione dei controlli che la manovra rafforza, ma nessuno ha mai chiesto di abolire altri istituti perché qualcuno se ne approfittava. Sapendo che la madre di tutte le distorsioni è l’evasione fiscale». A chi critica il Rdc, da Salvini a Renzi, Orlando si è sentito di rispondere così: «Pensano che i poveri lo siano per colpa loro e che chi non trova lavoro in realtà non lo cerchi. Non è così». Leggi anche l’articolo —> Draghi vuole il Colle? Non significa “in panchina fino al 90esimo”, il governo così “perde colpi” | Retroscena

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