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Sondaggi regionali 2020, M5s sull’orlo del precipizio: «I pentastellati sono finiti»

Sondaggi regionali 2020. Il Movimento 5 Stelle in affanno, nel caos più totale. Alle imminenti votazioni del 20 e 21 settembre 2020 il partito rischia una debacle clamorosa. A mancare alla creatura di Beppe Grillo, irriconoscibile per alcuni elettori rispetto agli albori, i consensi di un tempo. Ad aver indebolito particolarmente il Movimento non solo la delusione per alcune misure, come il reddito di cittadinanza, ma anche le lotte intestine e i continui quanti inaspettati addii. Nei giorni scorsi, infatti, altri due hanno salutato il M5s: si tratta di Paolo Lattanzio e Piera Aiello.

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Sondaggi regionali 2020 M5s sull’orlo del precipizio: «I pentastellati sono finiti»

Il voto regionale in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia dunque un banco di prova per il Movimento 5 stelle, che pare sull’orlo del precipizio. In Liguria i grillini correranno al fianco del Partito Democratico, sostenendo il candidato Ferruccio Sansa contro il governatore uscente Giovanni Toti, dato favorito tra l’altro; mentre nelle altre competeranno da soli, portando in dote soltanto sé stessi e il lavoro svolto finora. E non si preannuncia proprio uno scenario roseo: come spiega ‘Il Giornale’ i tempi d’oro sono ormai passati. Il 33% delle Politiche del maggio 2018 non è che uno sbiadito ricordo, come pure ad oggi è lontano il 17,1% preso alle Europee del maggio 2019. Cosa bisogna aspettarsi? Beh, il più grande timore dei grillini sarebbe quello di piazzarsi sotto il 10%, un dato che se confermato sarebbe uno schiaffo sonoro sia per il partito, sia per la maggioranza giallorossa. Chi vola nei sondaggi è, infatti, il centrodestra.

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Mannheimer: «I grillini dovranno trovarsi ciascuno un posto dove sistemarsi per non tornare ai lavori precedenti»

In vista delle Regionali, ilGiornale.it ha contattato il sondaggista Renato Mannheimer per avere un quadro chiaro della situazione che sarà. Si ipotizza un 4-2 in favore di Carroccio, FdI e azzurri, esito non privo di conseguenze per Pd, M5s e più distesamente il Conte-bis. «Gli effetti del voto ci saranno e saranno grandi, sia nel Pd sia nel M5s. Ma sono così attaccati ai posti che hanno, che è difficile che persino un risultato del genere li possa smuovere. Certo, il governo può resistere ma ne esce ovviamente indebolito», ha detto l’esperto. Poi ha sottolineato: «Che i pentastellati possano finire sotto al 10% è molto difficile, ma tutto può capitare. Certo è che i pentastellati sono in flessione e nel medio periodo scenderanno molto: sono finiti. Come però avvenga questo processo è difficile da dire; la cosiddetta ‘spinta propulsiva’ grillina è certamente terminata». Che accadrà? Probabilmente un fuggi-fuggi generale: «Dovranno trovarsi ciascuno un posto dove sistemarsi per non tornare ai lavori precedenti», ha concluso Mannheimer. Leggi anche l’articolo —> Movimento 5 Stelle, si apre la sfida alla leadership: a gestire le danze Casalino e Casaleggio

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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