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‘Striminzitic Show’, Renzo Arbore: «Voglio far sorridere. Io l’alternativa ad una tv noiosa»

Renzo Arbore torna su Rai2 con Striminzitic Show, programma costituito da 21 puntate (la prima oggi, 8 giugno 2020, in prime time, le altre in seconda serata, dal lunedì al venerdì, dal 9 giugno). Una trasmissione che vedrà avvicendarsi vecchi filmati, aneddoti e conversazioni, prese dal variegato curriculum dell’artista foggiano, che in un’intervista a ‘Rolling Stones’ ha sottolineato di essere stato, assieme all’amico Gianni Boncompagni, «il primo dj della storia della radiofonia italiana. Abbiamo lanciato i Beatles, i Rolling Stones e tutta la Swinging London, la musica black, il pop di qualità come i cantautori e le cose italiane che continuo a seguire. Poi con la mia Orchestra Italiana ho riscoperto la musica napoletana, riarrangiandola in una certa maniera».

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Striminzitic Show

‘Striminzitic Show’, Renzo Arbore: «Voglio far sorridere. Io l’alternativa ad una tv noiosa»

Ha superato la quarantena Renzo Arbore «aiutato dalla musica e dalle passioni. Bisogna coltivarle, le passioni. Insieme alla curiosità, anche nella rete, mi rendono vispo». Ora è pronto a dedicarsi ad un nuovo progetto, ‘Striminzitic Show’, che reca come sottotitolo “non è Quelli della notte”chiaro riferimento ad una trasmissione cult di seconda serata che ha fatto storia. E della fresca avventura televisiva l’82enne ha svelato qualcosa in più ai microfoni di ‘Fanpage’: «Non ho voluto fare un programma storico. Mi guardo bene dal fare cose celebrative per le quali il pubblico dica ‘chi se ne frega?’. Nasce da una costola di un programma che faccio su Renzo Arbore Channel, si chiama “50 sorrisi di Napoli”. Sorrisi di tanti amici napoletani, da Luciano De Crescenzo a Massimo Troisi, passando per Riccardo Pazzaglia e tanti altri. L’intenzione era strappare qualche sorriso al pubblico della quarantena che ha sofferto molto. Sono andato a sfruculiare nel mio archivio, trovando tante cose inedite e edite, cose prese dalla rete e naturalmente l’Orchestra italiana, che è la più longeva al mondo», ha precisato Renzo Arbore, che ha spiegato perché si chiamerà ‘Striminzitic Show’: «È un programma fatto in versione ‘homemade’, per meglio dire casa e puteca, realizzato in casa mia in queste settimane, con un cameraman, un fonico e un regista».

Striminzitic Show

«Non ho voluto fare un programma storico. Mi guardo bene dal fare cose celebrative»

Ad accompagnare Renzo Arbore Gegè Telesforo, suo storico collaboratore: «Con Gegè abbiamo fatto 400 puntate di D.O.C. che sono in sonno negli archivi Rai. Ospitammo i più grandi, da Miles Davis a James Brown, De Gregori, Pino Daniele, Antonello Venditti e gli allora nuovi, come i Litfiba. A ‘Striminzitic Show’ cominceremo proprio con una cosa di Lucio Dalla». ‘Striminzitic Show’ strizzerà un occhio al passato senza perdere di vista il presente: «Abbiamo coinvolto molti napoletano della nuova scena, dai SOB a Ciccio Merolla, passando per Vittorio Marsiglia. Ma parleremo anche di grandi come Riccardo Pazzaglia, sottovalutato napoletano, intellettuale e finissimo paroliere di canzoni note. Quando siamo partiti io e Boncompagni andammo ad ascoltare Radio Ombra, una finta radio privata che lui faceva prima ancora di Alto Gradimento». E su Riccardo Pazzaglia Arbore ha detto: «Come De Crescenzo, Pazzaglia era sottovalutato dall’intellighenzia perché umorista. Quando lo sei, anche quando vendi 24 milioni di libri sulla filosofia greca, non vieni preso in considerazione perché sei umorista. O perché vendi troppo. Stessa cosa per Carosone, grandissimo musicista che per molto tempo è stato sminuito proprio per quell’elemento umoristico, nonostante la sua canzone più bella, Maruzzella, umoristica non fosse».

Striminzitic Show

‘Striminzitic Show’, Renzo Arbore: «Io ritirarmi dalle scene? Ritengo il lavoro e le passioni delle forme di salvezza»

Non ha mai voluto condurre il Festival: «Sanremo deve comprendere tutti i tipi di canzoni e io mi sono sempre immaginato come l’altro, l’alternativa, nella musica come nel resto. L’altro Sanremo è una cosa che avrei fatto». Senza dubbio, tuttavia, è stato l’innovatore della televisione italiana per eccellenza. Un rivoluzionario, che ha scompaginato la tradizione, Renzo Arbore: «Per sconquassare i linguaggi dovevo sconquassare anche le regole. Con Boncompagni avevamo deciso una cosa: quando ci dicevano non si può, per noi significava si può. Abbiamo parlato sui dischi e non si poteva, abbiamo improvvisato programmi senza consegnare i copioni e non si poteva, ci siamo dati la voce a vicenda in radio e non si poteva. Io questo ho fatto, in radio e in televisione, mi sono sempre incaponito», ha detto lo showman a ‘Fanpage’.

E non sempre è andata bene: per «la storia di Scarpantibus» lui e Boncompagni, ad esempio, non hanno fatto televisione per cinque anni. Cadute ed errori ci sono stati: «La maggior parte delle mie imprese sono state fortunate e hanno avuto risultati. L’unica cosa che ritenga fallimento è stata Rai International, cui mi ero dedicato con Roberto Morrione per far conoscere il nostro paese attraverso la televisione in tutto il mondo. Per ragioni politiche il programma fu bloccato, era il 1998», ha precisato Renzo Arbore, che non potrebbe mai ritirarsi dalle scene: «Io lavoro per ragioni di salute. Dopo tutti gli acciacchi possibili e immaginabili, compresa una broncopolmonite a Natale, ritengo il lavoro e le passioni delle forme di salvezza, ti mantengono vispo e scetato!». leggi anche —> Renzo Arbore a “Vieni da me” bacchetta Caterina Balivo: «Spero non sia l’ultima»

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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