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Super Green Pass, guerra al Cdm: M5s e Lega si oppongono a Draghi (prove per il Quirinale?)

Niente quarantena per i vaccinati con tre dosi, Super Green Pass sui mezzi pubblici, Ffp2 a prezzi calmierati. Queste le principali misure contenute nel nuovo decreto. Già nella tarda serata di ieri sono arrivate critiche come se piovesse: per non pochi Italiani, che si sono sfogati sui social, le precauzioni prese dal governo sono insufficienti per contenere l’avanzata inesorabile della variante Omicron, di gran lunga più contagiosa della Delta, ma meno letale (almeno stando agli studi fatti finora). Chi critica però l’operato dell’esecutivo ignora i retroscena: quello del 29 dicembre è stato forse il consiglio dei ministri più sofferto da che Mario Draghi è a Palazzo Chigi. Non è stato affatto facile trovare un accordo nella maggioranza, svolgere il ruolo di “tessitore”. Tensioni specie quando si è trattato di parlare di estensione della certificazione rafforzata per alcune categorie di lavoratori.

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Super Green Pass, guerra al Cdm: M5s e Lega si oppongono a Draghi (prove per il Quirinale?)

Ha dovuto faticare non poco il premier Draghi per mettere a punto un decreto che cercasse da un lato di frenare la diffusione della variante Omicron senza mandare in tilt la vita sociale ed economica del Paese, soprattutto in previsione del picco, previsto ad inizio 2022, dall’altro fare una sintesi delle diverse vedute dei partiti. Nel governo si sarebbe consumato un durissimo scontro sulla imposizione del Super Green Pass a tutti i lavoratori. Stando ad un retroscena uscito su «Il Corriere della Sera» era una misura severa che avrebbe voluto inserire nel dpcm non solo il premier Draghi, ma anche il Pd e Forza Italia. Ad aver fatto muro la Lega e 5 Stelle, che per la prima volta dopo due anni – non accadeva dai tempi del Conte I – si son trovati dalla stessa parte. Un’alleanza «populista-sovranista», che non va sottovalutata soprattutto in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Prove per il Quirinale?

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«Il 5 gennaio è la data segnata in rosso nelle agende di Palazzo Chigi», retroscena sul «Corriere della sera»

A rivelare i malumori per la certificazione rafforzata per i lavoratori Giancarlo Giorgetti, arrivato a Montecitorio per il voto di fiducia: «Non siamo stati solo noi, anche i 5 Stelle…». Un’opzione però non accantonata, ma rimandata. A quando? «Il 5 gennaio è la data segnata in rosso nelle agende di Palazzo Chigi», scrive Monica Guerzoni nel suo articolo. Tempo di far balzare i contagi, penserà qualcuno. Ed effettivamente di fronte al dilagare di Omicron anche il meno rigorista, come ad esempio il leader della Lega, Matteo Salvini, non potrà far altro che capitolare. Una guerra di logoramento, potremmo dire. «Comprendo le vostre perplessità, ma l’estensione del green pass rafforzato a tutti i lavoratori è necessaria e la faremo molto presto», ha detto infatti Mario Draghi a chi in Consiglio dei ministri si è opposto alla stretta. L’ex numero uno della Bce ancora una volta si è affidato alla virtù delle virtù: la pazienza. Draghi, al pari del ministro Speranza, è parso molto determinato al Cdm: per lui il solo modo per uscire dalla pandemia resta la vaccinazione.

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Super Green Pass sul lavoro, decisione rimandata: cosa è successo davvero al Consiglio dei ministri

Cosa sia accaduto realmente lo sanno soltanto gli “attori” coinvolti: “Ma se alcune fonti accreditano ‘uno scontro molto duro’, sia in cabina di regia che in Consiglio dei ministri, dai piani alti della Lega piovono smentite: nessuna tensione, si è discusso solo del merito. Andiamo al merito, allora. Dietro al sipario del confronto sulle quarantene, è sull’obbligo vaccinale che si discute e si litiga fino a tarda sera. ‘Abbiamo fatto la guerra’, dirà un esponente del fronte rigorista, che include Pd, Forza Italia, Leu e Italia Viva”, riferisce Monica Guerzoni sul «Corriere della Sera». A sciogliere la tensione alla fine della riunione sarebbe stato proprio il premier: «Abbiamo portato a termine molte cose buone, faccio i miei migliori auguri a tutti voi e alle vostre famiglie». A fotografare il Cdm in maniera brutale un parlamentare dem«Hanno provato a dare una botta a Draghi». Ecco appunto, “han provato”, ma non ci sono riusciti. Almeno non del tutto. Che l’intelligenza, come si dice, non scansa il confronto, semmai lo spera, lo cerca. Leggi anche l’articolo —> Draghi al Quirinale? Macché, scoop di “Dagospia”: il nome che mette d’accordo (quasi) tutti | Retroscena

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