C’è molto di ciò che ha reso Venezia un simbolo nel mondo: il Canal Grande, i palazzi in equilibrio sull’acqua, i ponti e la fiumana di turisti lungo le calli. Ma nei video che ora la polizia locale sta utilizzando come base per le proprie indagini, emerge soprattutto una delle piaghe peggiori della città lagunare: i borseggiatori.

I ladri si filmano mentre rubano e pubblicano tutto online
Il paradosso, in questo caso, sono proprio i ladri stessi a diffondere i filmati sui social. Portafogli aperti, banconote appena intascate, e in alcuni casi persino le inquadrature delle vittime scelte per il prossimo colpo, con tanto di annuncio del furto imminente. Un’ostentazione di lusso facile e microcriminalità, senza alcun timore né vergogna, che sa di vera e propria sfida nei confronti della città scelta come riserva di caccia per i propri furti.
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Nei filmati compare l’intero corollario di tecniche utilizzate per alleggerire le tasche di ignari turisti giunti da ogni parte del mondo per ammirare la bellezza di Venezia, riprese con la stessa disinvoltura con cui si condividerebbe un momento di vita quotidiana.
La polizia locale usa quei video per le indagini
Proprio quei contenuti, pubblicati con leggerezza dagli stessi autori dei furti, sono diventati per la polizia locale un prezioso strumento investigativo. Gli agenti seguono infatti gli spostamenti dei borseggiatori grazie all’aggiornamento pressoché quotidiano dei loro profili social, riuscendo così a intercettarli per strada, nei bar, nei ristoranti, negli hotel, nei compro oro e negli uffici di cambio valuta.
Il lavoro del nucleo investigativo non si basa solo sulla visione delle telecamere di sorveglianza cittadine e sul contributo della squadra anti-borseggio, ma anche su un costante monitoraggio dei social network e sulla raccolta di segnalazioni e testimonianze dei cittadini.
Il ruolo dei gruppi civici come “Veneziani non distratti”
Un contributo fondamentale a questa attività di monitoraggio arriva anche da gruppi civici come “Veneziani non distratti”, pagina Facebook che raccoglie segnalazioni, foto e video di presunti borseggiatori attivi in città. La consigliera comunale Monica Poli, tra le anime di questa iniziativa, ha sintetizzato il fenomeno sottolineando come i ladri scelgano Venezia proprio perché vi trovano terreno fertile per agire indisturbati.
Il nodo giuridico: perché è difficile fermarli
A complicare ulteriormente il lavoro delle forze dell’ordine e dei cittadini contribuisce anche un quadro normativo che, dopo la riforma della giustizia, ha reso il furto con destrezza un reato non più procedibile d’ufficio, ma solo su querela della persona offesa. Questo comporta che nessun privato cittadino possa legalmente trattenere un borseggiatore colto sul fatto, rischiando altrimenti di incorrere in accuse come sequestro di persona o violenza privata.
Una situazione paradossale che negli scorsi mesi ha portato alcuni presunti borseggiatori a presentare a loro volta denunce nei confronti dei cittadini che li avevano filmati o bloccati, sollevando un acceso dibattito pubblico sulla gestione della sicurezza urbana a Venezia.
Le richieste delle istituzioni locali
Sul tema è intervenuto più volte anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che da tempo sostiene la necessità di un intervento legislativo nazionale per introdurre sanzioni più rapide ed efficaci nei confronti di chi si rende responsabile di questo tipo di reati, lamentando l’assenza di una normativa adeguata a contrastare il fenomeno.
Resta ora da vedere se l’utilizzo dei video pubblicati dagli stessi autori dei furti, unito al lavoro investigativo della polizia locale, riuscirà a produrre risultati concreti nel contrasto a un fenomeno che continua a colpire duramente l’immagine turistica della città lagunare.
Fonte: Leggo.it, Il Gazzettino, con approfondimenti da Open e VeneziaToday