Seguici su Google News per non perderti le ultime notizie come questa.

Sono le 15.33 di un mercoledì di febbraio quando il cellulare di Andrea Sempio squilla. Dall’altra parte, una voce dalla caserma di Voghera lo invita «in caserma per una notifica». Una telefonata di routine, formalmente. In realtà, la miccia che fa saltare in aria mesi di apparente calma.
Sempio è da solo nella sua Panda. Non sa che l’auto è piena di microspie e che un GPS segue ogni suo movimento. Crolla. Le imprecazioni che lascia uscire a denti stretti vengono registrate parola per parola.
«Porca put… ancora con questa storia. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che c… hanno trovato?». È la frase che oggi, a distanza di mesi, i pm Civardi, Rizza e De Stefano hanno trascritto e messo agli atti. Una paura lucida, calcolata, di chi teme che dopo i sospetti del 2017 sia finalmente saltato fuori qualcosa di decisivo.
La corsa verso l’isola ecologica
Quello che Sempio fa subito dopo – come riporta Ansa – è il gesto che lo inchioda. Invece di tornare a casa e aspettare la convocazione, esce con un sacco della spazzatura in mano. Ignora i bidoni dell’indifferenziata sotto il suo palazzo. Sale in auto. Guida fino al centro commerciale dove lavora.
Si ferma vicino all’isola ecologica. Lascia il sacco. Riparte. Pensa di essersene liberato per sempre.
I carabinieri dell’Omicidi, che lo seguono da settimane, recuperano il sacco pochi minuti dopo. Dentro c’è un foglio a quadretti. Su un lato, appunti banali su come approcciare una ragazza. Sull’altro, frammenti che riportano le lancette al giorno in cui Chiara Poggi è stata uccisa.
«Lo stesso poneva in essere atteggiamenti ambigui»

Il manoscritto è diventato il perno dell’ultimo interrogatorio. I tre pubblici ministeri lo hanno messo nero su bianco: «Lo stesso poneva in essere alcuni atteggiamenti ambigui a fronte dei quali anche i commenti, fatti da solo in auto, risultano rilevanti».
Tradotto: ogni parola pronunciata da Sempio quando si crede non ascoltato è ora una prova. E sono parole pesanti. In un’altra intercettazione, sempre nella sua auto, l’indagato dice «quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie». In un’altra ancora, riferendosi a Chiara Poggi: «Bella str*nza, mi ha messo giù il telefono».
L’avvocata di Alberto Stasi, Giada Boccellari, invita alla prudenza: «Dette così sembrano confessorie ma bisogna contestualizzare la frase e ascoltare gli audio». Per Stasi, intanto, qualcosa si è mosso davvero: dopo vent’anni ha deciso per la prima volta di leggere gli atti depositati dalla Procura di Pavia.
Il crollo di Marco Poggi
Per anni Marco Poggi, il fratello di Chiara, ha difeso Andrea Sempio. Era il suo amico d’infanzia. Erano cresciuti insieme. Davanti ai magistrati, quel muro è iniziato a vacillare.
Il punto più delicato è il presunto video intimo di Chiara con Alberto Stasi, che secondo le intercettazioni Sempio avrebbe visto. Marco nega di averlo mai mostrato a nessuno. Ma apre uno spiraglio: «Io l’unica cosa che posso dirvi è che io non ho visto il video e non l’ho fatto vedere ai miei amici… Può essere successo che io mi sia allontanato un paio di minuti».
Poi prova a darsi una spiegazione razionale, anche se la trova lui stesso assurda: «Se la devo dare, l’unica plausibile, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta, è che Sempio ha preso una penna Usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa». E aggiunge: «Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa».
Le gemelle Cappa e l’allarme prima del delitto
Sentita come persona informata sui fatti, Stefania Cappa — oggi avvocata, una delle cugine di Chiara — ha raccontato di essere stata al corrente dei video intimi tra la cugina e Stasi. «Me ne aveva parlato», ha messo a verbale. «Ricordo un Natale nel corso del quale Chiara mi portò in camera sua per farmi vedere un regalo da parte di Alberto, un completino. Poi anche nei mesi dopo mi parlò dei video fatti».
Diversa la testimonianza della sorella gemella, Paola Cappa, che ammette di non aver mai saputo nulla: «Questo mi fa supporre che si imbarazzasse a parlarne con me».
Ma il dettaglio più inquietante riguarda i giorni precedenti al delitto. Stefania ricorda il suono di un allarme e la reazione improvvisa di Chiara: «La vidi uscire di corsa in strada abbigliata com’era». Canottiera bianca, pantaloncini corti, infradito. Lo stesso identico abbigliamento che indossava il giorno in cui è stata uccisa. Era, dice la cugina, «molto spaventata».
A diciannove anni dal delitto, l’attenzione della Procura di Pavia si è spostata su un possibile movente che fino a poco tempo fa sembrava archiviato: l’ossessione di Andrea Sempio per quei filmati. L’avvocato Ivano Chiesa, storico difensore di Fabrizio Corona, è intervenuto sul caso con un video che commenta diversi passaggi di quanto successo..
Tutti gli aggiornamenti sull’inchiesta sono raccolti nella nostra pagina su Garlasco. La decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio per Sempio è attesa nelle prossime settimane.
