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Sam Altman confessa: la maggior parte della Gen Z non prende decisioni importanti senza consultare ChatGPT. La rivelazione arriva dal CEO di OpenAI durante l’evento AI Ascent di Sequoia Capital a maggio 2025.
Chi è Sam Altman e cosa ha detto sulla Gen Z
Samuel Harris Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha discusso durante una conferenza presso Sequoia Capital delle abitudini generazionali nel rapporto con ChatGPT. La sua dichiarazione è netta: “Non prendono davvero decisioni di vita senza chiedere a ChatGPT cosa dovrebbero fare”. Secondo Altman, il chatbot possiede “il contesto completo di ogni persona nella loro vita e di ciò di cui hanno parlato”.
Questa osservazione rappresenta un punto di non ritorno nel modo in cui i giovani gestiscono la propria quotidianità, dalle relazioni amorose alle scelte di carriera.
ChatGPT come sistema operativo digitale della Gen Z
Non è solo uno strumento di ricerca o un assistente per i compiti scolastici. Secondo Altman, i giovani hanno costruito workflow complessi intorno a ChatGPT, trasformandolo in una vera e propria piattaforma operativa. “Lo usano veramente come un sistema operativo”, spiega il CEO: configurano integrazioni con file, creano prompt sofisticati e li memorizzano o salvano per consultazioni future.
Un digital advisor sempre disponibile, capace di “ricordare” contesti personali e fornire consigli in tempo reale. Una evoluzione affascinante e, per alcuni, inquietante della relazione umano-macchina.
Le tre generazioni e il loro rapporto con ChatGPT
Altman ha individuato tre pattern generazionali distinti:
- Generazione più anziana: usa ChatGPT come sostituto di Google
- Persone tra i 20 e 30 anni: lo adopera come consigliere di vita
- Studenti universitari e Gen Z: lo tratta come un vero sistema operativo integrato nella loro quotidianità
Questa stratificazione evidenzia come l’adozione dell’intelligenza artificiale non sia uniforme, ma fortemente correlata all’età e alle capacità tecniche.
Cosa sappiamo finora
- Il 34% degli americani tra 18 e 24 anni usa attivamente ChatGPT, secondo report di OpenAI del febbraio 2025 — il gruppo più coinvolto sulla piattaforma
- Il 26% dei teenager americani tra 13 e 17 anni ha utilizzato ChatGPT per i compiti scolastici nel gennaio 2024, cifra raddoppiata rispetto al 13% del 2023
- Gli studenti universitari sono gli utenti più attivi e coinvolti, non solo in numero ma nella profondità di integrazione del tool nella vita quotidiana
- Sam Altman stesso ha sottolineato durante il podcast Lex Fridman l’importanza di sviluppare sistemi IA che evolvono con l’utente nel tempo
- Le preoccupazioni dei legislatori californiani e dei ricercatori stanno crescendo: un report di Common Sense Media e Stanford di aprile 2025 avverte contro l’uso di servizi AI companion tra i minori
La penetrazione di ChatGPT tra i giovani
I dati parlano chiaro. Nel febbraio 2025, OpenAI ha pubblicato un report che gli studenti universitari americani rappresentano il gruppo demografico più impegnato sulla piattaforma. Più di un terzo della popolazione americana tra 18 e 24 anni ha integrato ChatGPT nella propria routine digitale.
Sam Altman: “If I were 22 and graduating today, I’d feel like the luckiest person ever. There’s never been a better time to start a company
I think it’s now possible for a one-person company to be worth over $1 billion. You have tools that can do what used to take hundreds. you… https://t.co/NyOLyutyiS pic.twitter.com/EikTjRL870
— CG (@cgtwts) May 10, 2026
Ma il trend è ancora più allarmante se guardiamo ai teenager: dal 13% nel 2023 al 26% nel 2024, il raddoppio dell’utilizzo di ChatGPT tra gli adolescenti per i compiti scolastici segnala un’adozione esponenziale. La domanda che tutti si pongono è: dove arriveremo nel 2026?
Le preoccupazioni dei genitori e dei legislatori
Non tutti vedono questa evoluzione con entusiasmo. I legislatori californiani hanno già proposto normative per obbligare le aziende di IA a ricordare ai giovani utenti che stanno interagendo con una macchina, non con una persona reale. Questo sforzo legale riflette una preoccupazione diffusa: il rischio che la Gen Z sviluppi relazioni troppo dipendenti da chatbot, perdendo competenze sociali cruciali.
Un report di Common Sense Media e ricercatori di Stanford, pubblicato ad aprile 2025, va oltre, sconsigliando completamente l’uso di servizi AI companion ai minori. Le implicazioni per la salute mentale e lo sviluppo emotivo sono ancora poco comprese.
Sviluppi futuri e domande ancora aperte
Altman ha affermato durante il podcast Lex Fridman che “la gente vuole un modello che mi conosca e diventi più utile nel tempo”. Ma quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa intimità digitale? Come cambierà il modo in cui i giovani sviluppano il pensiero critico? E soprattutto, come bilanceremo l’utilità dell’IA con i rischi psicologici ancora poco compresi? Questi interrogativi definiranno il dibattito pubblico sui prossimi mesi e anni.
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