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Finisce l’odissea della nave Hondius
Si conclude tra tensione sanitaria internazionale e rigide misure di sicurezza l’emergenza scoppiata a bordo della MV Hondius, la nave da crociera rimasta bloccata per settimane dopo il focolaio di Hantavirus che ha coinvolto passeggeri ed equipaggio.
Nelle ultime ore tutti i viaggiatori sono stati evacuati e rimpatriati da Tenerife attraverso ponti aerei speciali organizzati sotto il coordinamento delle autorità sanitarie europee e internazionali.
Ma mentre termina l’isolamento della nave, arrivano aggiornamenti che continuano a preoccupare gli esperti. Il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti ha infatti confermato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato positivo al virus Andes tramite test PCR.
Un secondo passeggero americano avrebbe invece manifestato sintomi lievi compatibili con l’infezione.
Peggiorano le condizioni della passeggera francese
Preoccupano soprattutto le condizioni di una cittadina francese che aveva iniziato ad accusare sintomi durante il viaggio di rientro verso la Francia.
Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute francese Stephanie Rist, la donna è risultata positiva all’Hantavirus e le sue condizioni sarebbero peggiorate nel corso della notte.
Le autorità sanitarie francesi hanno già identificato almeno 22 persone considerate contatti stretti o indiretti della passeggera, facendo scattare immediatamente i protocolli di isolamento e monitoraggio sanitario.
I quattro residenti in Italia restano asintomatici
Nel frattempo arrivano notizie rassicuranti per quanto riguarda l’Italia. I quattro residenti monitorati dalle autorità sanitarie italiane dopo essere transitati sulla Hondius risultano infatti completamente asintomatici.
Tra questi figura anche il marittimo campano residente a Torre del Greco che aveva viaggiato sullo stesso volo della turista olandese deceduta dopo l’infezione da virus Andes.
Le autorità italiane continuano comunque a mantenere alta l’attenzione, con quarantene precauzionali e controlli sanitari costanti.
Leggi anche: Hantavirus, chi sono i passeggeri monitorati in Italia dopo il caso Hondius
Cos’è l’Hantavirus e come si contrae
L’Hantavirus appartiene a una famiglia di virus trasmessi principalmente dai roditori attraverso saliva, urine e feci contaminate. Il ceppo Andes, identificato nel focolaio della Hondius, è considerato uno dei più pericolosi perché rappresenta uno dei rarissimi casi documentati di possibile trasmissione tra esseri umani.
Secondo gli esperti e il Ministero della Salute, il contagio interumano resta comunque limitato e richiede contatti molto stretti e prolungati, come la convivenza nella stessa cabina o la condivisione di spazi chiusi per lunghi periodi.
I sintomi iniziali possono sembrare quelli di una normale influenza: febbre, dolori muscolari, tosse e problemi gastrointestinali. Nei casi più gravi il virus può però evolvere rapidamente causando polmonite interstiziale, insufficienza respiratoria e collasso cardiocircolatorio.
Chi è il paziente zero della nave Hondius

Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il cosiddetto paziente zero del focolaio sarebbe l’ornitologo olandese Leo Schilperoord, 70 anni, che aveva partecipato a una spedizione di birdwatching in Sud America prima dell’imbarco sulla nave.
Gli investigatori sanitari ritengono che il contagio iniziale possa essere avvenuto durante attività in aree frequentate da roditori infetti.
Approfondimento: chi è Leo Schilperoord, il paziente zero dell’Hantavirus sulla Hondius
Le autorità: “Nessun rischio di pandemia”
Nonostante l’attenzione internazionale sul caso, le autorità sanitarie continuano a escludere scenari simili a quelli vissuti durante il Covid-19.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e diversi esperti internazionali sottolineano infatti che il virus Andes presenta una trasmissibilità molto più bassa rispetto ai grandi virus respiratori pandemici.
Gli specialisti ricordano inoltre che i casi di Hantavirus restano estremamente rari nel mondo occidentale e che il rischio principale continua a essere legato al contatto con ambienti infestati da roditori infetti.

