Franco Baresi se n’è andato. Lo storico ex capitano del Milan e della Nazionale italiana è scomparso a 66 anni, dopo aver lottato per oltre un anno contro una nodulazione polmonare, malattia resa nota per la prima volta dal club rossonero nell’agosto 2025.

L’annuncio della malattia e l’intervento chirurgico
Nell’estate del 2025, il Milan aveva comunicato che, a seguito di accertamenti di routine, era stata riscontrata nel proprio vicepresidente onorario la presenza di una nodulazione polmonare, per la quale si era reso necessario un intervento chirurgico con tecnica mini-invasiva. L’operazione era andata bene, con un decorso post-operatorio privo di complicazioni, seguito da una valutazione oncologica che aveva indicato una terapia di consolidamento a base di immunoterapia.
Lo stesso Baresi, all’epoca, aveva voluto rassicurare i tifosi con un messaggio affidato ai social, in cui chiedeva un po’ di tempo per rimettersi in forma, ringraziando il club e i sostenitori per il calore ricevuto.
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Il ritorno in pubblico e il ruolo di tedoforo
Nei mesi successivi, l’ex difensore era progressivamente tornato alla vita pubblica, prima con un messaggio di ottimismo condiviso online, poi con una serie di apparizioni, tra Casa Milan e San Siro, fino al momento più emozionante: il ruolo di tedoforo alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove aveva portato la fiaccola all’interno dello stadio milanese insieme allo storico capitano dell’Inter, Beppe Bergomi, definendo quell’istante come uno dei più emozionanti della propria vita sportiva.
Cos’è un nodulo polmonare
Ma cos’è, nello specifico, la malattia che ha colpito Baresi? Secondo quanto riportato dalla Fondazione Veronesi, un nodulo polmonare è un’area di maggiore densità all’interno del polmone, che si manifesta come un’opacità isolata visibile agli esami radiologici, come la radiografia o la Tac. Quando è presente una singola area di questo tipo, si parla di nodulo polmonare solitario.
In generale, i noduli di dimensioni molto ridotte tendono a essere di natura benigna. Quando invece la lesione supera i 3 centimetri di diametro, si parla più propriamente di massa polmonare, condizione che aumenta la probabilità di una natura maligna del tessuto interessato.
Come vengono monitorati i noduli polmonari
Se il nodulo individuato è inferiore ai 6 millimetri e non sono presenti particolari fattori di rischio, come il fumo, un’età avanzata o una familiarità per tumore al polmone, generalmente non sono necessari ulteriori accertamenti immediati. In presenza di questi fattori, o di caratteristiche radiologiche sospette, gli specialisti consigliano solitamente una Tac di controllo a distanza di circa 12 mesi.
Nei casi in cui il nodulo presenti dimensioni maggiori o aspetti sospetti, si può ricorrere a una Pet-Tac per approfondire la valutazione. Se gli esami confermano il sospetto di malignità, si procede generalmente con una biopsia oppure direttamente con l’asportazione chirurgica, eventualmente seguita da chemioterapia, radioterapia o immunoterapia, a seconda della tipologia e dello stadio della malattia.
Una patologia spesso silenziosa
Un aspetto particolarmente insidioso della nodulazione polmonare è la sua natura generalmente asintomatica, un fattore che può portare a diagnosi tardive proprio per l’assenza di segnali evidenti nelle fasi iniziali. In alcuni casi, tuttavia, la lesione può manifestarsi attraverso sintomi come tosse persistente, difficoltà respiratorie, infezioni dell’apparato respiratorio e, più raramente, la presenza di sangue nell’espettorato.
Proprio la difficoltà di individuare per tempo questo tipo di patologia rende fondamentale il ruolo dei controlli di routine, come quelli che, nel caso di Baresi, avevano permesso l’individuazione precoce del nodulo, garantendo all’ex capitano rossonero oltre un anno di vita vissuta, quando possibile, ancora accanto al mondo del calcio che lo ha sempre considerato una delle sue più grandi leggende.
Fonte: Il Giorno, articolo di Alessandro Stella, con dati della Fondazione Umberto Veronesi