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Garlasco, perché la pm negò a Garofano di assistere ai sopralluoghi in casa Poggi: i nuovi atti e i dubbi sul Dna del cucchiaino

09/10/2026 14:38

Nuovo capitolo nelle carte del caso Garlasco. Dagli atti raccolti dai pm di Pavia emerge che Luciano Garofano, all’epoca comandante dei Ris di Parma, chiese di partecipare come “osservatore” a due delicati sopralluoghi nella villetta di Garlasco, dove poco meno di un mese prima era stata uccisa Chiara Poggi. Ma la pm di Vigevano Rosa Muscio, allora titolare dell’indagine insieme al procuratore Alfonso Lauro, non lo autorizzò.

Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma, che nel 2007 chiese di partecipare ai sopralluoghi nella villetta di Garlasco

Le due richieste di Garofano

Dai documenti depositati risultano due mail in cui Garofano chiede di prendere parte alle operazioni tecniche sulla scena del crimine. La prima è del 3 settembre 2007, in vista del sopralluogo di due giorni dopo: in quell’occasione, scrive, le difese interpellate “nulla ostano” alla sua presenza. La seconda è dell’8 settembre, per i rilievi fissati il 12, ai quali avrebbe voluto presenziare come “comandante del reparto” e “ufficiale di polizia giudiziaria”.

Il “no” della pm

La risposta della pm Muscio, il 9 settembre, fu un “no” irremovibile. Secondo la sua motivazione, l’attività rientrava negli “accertamenti tecnici irripetibili” da lei disposti, ai quali potevano partecipare soltanto “i difensori delle parti e i loro consulenti”. Pur essendo al vertice del reparto scientifico dell’Arma, in quel frangente Garofano non aveva ricevuto dall’autorità giudiziaria un incarico formale di consulenza tecnica per quei sopralluoghi.

L’inchiesta di Pavia sul Ris

Il particolare emerge dagli atti della tranche dell’inchiesta sull’operato dei Ris, parallela a quella appena chiusa nei confronti di Andrea Sempio, indagato per il delitto di Chiara Poggi al posto di Alberto Stasi. Verbali, annotazioni e documenti fanno emergere, scrive la stampa, circostanze che dovranno essere chiarite.

Il Dna del cucchiaino

Tra i punti oggetto di approfondimento c’è anche il Dna di Chiara Poggi ricavato da un cucchiaino prelevato nella villetta. Il 10 settembre i magistrati di Pavia, sentendo il capitano dei Ris Alberto Marino, gli hanno chiesto perché sia stato utilizzato quel reperto per ottenere il profilo genetico della giovane, anziché un campione prelevato dal corpo. Secondo quanto riportato, il Dna di Chiara era già nella disponibilità di Marino. L’ufficiale ha risposto che “forse non ce l’hanno mandato”. La circostanza solleva interrogativi ora al vaglio degli inquirenti.

Le richieste della difesa di Stasi

I legali di Stasi hanno chiesto ulteriori approfondimenti sul dispenser del sapone nel bagno dei Poggi: accanto alle due impronte digitali attribuite a Stasi ce ne sarebbero altre che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite, ma che all’epoca furono ritenute non utili a nessuna comparazione.

La posizione di Garofano

Garofano ha già respinto le accuse di depistaggio sul Dna, parlando di nessun depistaggio. Sono in corso accertamenti e al momento le circostanze riportate dalla stampa non costituiscono accertamenti definitivi: per tutte le persone citate vale la presunzione di innocenza.

Fonte: Il Mattino, Ansa, La Sicilia, Open, Tgcom24, Leggo.it, Il Giornale d’Italia

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