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Recensione del libro “La poetica della meraviglia: Filippo De Pisis scrittore”

I libri con le loro storie ci catapultano in mille mondi diversi e ognuno di essi ci regala emozioni differenti. Ogni lettore ha il suo genere preferito, questa volta vi vogliamo consigliare un volume che racconta la storia (tra vita, opere e poetica) del famoso scrittore e pittore italiano Filippo De Pisis. Il libro, edito dalla Bulzoni, è stato scritto da Miriam Carcione, dottoranda presso l’Università La Sapienza di Roma, e si intitola “La poetica della meraviglia: Filippo De Pisis scrittore”. L’introduzione è a curata dalla professoressa di letteratura contemporanea Silvana Cirillo. Un vero e proprio viaggio per poter cogliere l’essenza di un artista di inestimabile valore.

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La poetica della meraviglia

Recensione del libro “La poetica della meraviglia: Filippo De Pisis scrittore”

Il libro, “La poetica della meraviglia: Filippo De Pisis scrittore”, si apre con un saggio a cura della professoressa Silvana Cirillo, intitolato “Quanti titoli per un solo libro!”. La docente spiega in maniera chiara e precisa come lei e l’autrice del testo, Miriam Carcione, siano giunte insieme alla scelta del titolo finale, quello definitivo. Una decisione difficile, ma che ha prodotto un esito decisamente originale e accattivante. A questo punto sarà la scrittrice a guidarvi in una lettura profonda e accurata delle opere dell’autore. Filippo De Pisis era uno scrittore e un poeta al tempo stesso e Miriam riesce a valorizzare questi due aspetti. Dopo un’attenta analisi dell’esistenza del poeta e del suo vivere nel ‘900, la Carcione ci catapulta nelle opere di De Pisis e spiega cosa sia la “poetica della meraviglia”. Un lavoro accurato e minuzioso che sicuramente vi sorprenderà.

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La città di Ferrara

Come possiamo apprendere leggendo il libro “La poetica della meraviglia: Filippo De Pisis scrittore”, l’autrice al termine del percorso sul noto scrittore arriva a parlare della città di Ferrara, un luogo importante nella vita di De Pisis. Miriam Carcione scrive: «È questa dunque la fine del viaggio di de Pisis, o meglio, l’ultimo dei tanti viaggi che gli abbiamo visto intraprendere tra l’inchiostro nero dei suoi testi, una fine che, in fondo, metafisicamente parlando, altro non è che un ritorno. Quasi fosse impigliato nei fili di un canto ariostesco, sotto la spinta centrifuga di un destino che lo attanaglia, l’artista si affanna in lunghe corse e in tante fughe che lo riportano sempre, inesorabilmente, a fare i conti con il punto in cui tutto è iniziato e, per de Pisis, questo punto è Ferrara».

Poi la Carcione aggiunge: «Eppure, sotto le innumerevoli maschere, abbiamo scoperto un solo volto, Luigi Filippo Tibertelli, e sotto i mille colori dei tanti luoghi, una sola città, Ferrara. […] Nello stesso tempo, per essere “scrittore”, può (e deve) essere scrittore solo per Ferrara, solo a Ferrara, la città del suo canto. Pertanto, dal 1920 in poi, dopo aver lasciato le mura rosse, Ferrara non sarà più né dipinta né narrata, anche se, in fin dei conti, sarà dal conte Tibertelli sempre cercata in ogni strada percorsa, in ogni camera abitata». >> Altre News

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