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Ricina a Pietracatella, confronto in Questura tra Gianni Di Vita e l’amica insegnante

24/08/2026 15:10

A quasi otto mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 55 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso, la Procura di Larino continua a lavorare per ricostruire ogni dettaglio della vicenda.

Il caso della ricina di Pietracatella, confronto in Questura tra Gianni Di Vita e l'amica insegnante

Sei ore di confronto in Questura

Negli ultimi giorni l’inchiesta ha registrato un nuovo, significativo passaggio: un lungo confronto tra Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e una sua amica di lunga data, insegnante di matematica in un istituto agrario di Riccia, paese vicino a Pietracatella. I due sono stati ascoltati negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso, alla presenza della procuratrice di Larino Elvira Antonelli e del dirigente della Mobile Marco Graziano. L’audizione è durata complessivamente circa sei ore, dalle 11 alle 17.

Perché è stato disposto il confronto

Secondo quanto ricostruito, gli investigatori avrebbero deciso di mettere le due persone a confronto dopo aver riscontrato divergenze nelle rispettive dichiarazioni rese in precedenza su alcuni aspetti ritenuti rilevanti per le indagini. Uscendo dagli uffici, lo stesso Di Vita si è limitato a dichiarare ai cronisti presenti che a molte delle loro domande avrebbero potuto darsi risposte da soli.

Le ricerche sospette dal computer della scuola

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda alcune ricerche sulla ricina effettuate, nei mesi precedenti alla morte delle due vittime, da un computer dell’istituto agrario di Riccia, la stessa scuola in cui l’insegnante lavora come docente e il marito di lei come tecnico di laboratorio. Proprio per questo, la professoressa è stata ascoltata già in tre occasioni precedenti come persona informata sui fatti.

L’ipotesi di una relazione, ancora non confermata

Secondo una ricostruzione del Tg5, ripresa da Virgilio Notizie, si starebbe valutando anche l’ipotesi di un presunto legame tra Gianni Di Vita e l’insegnante. Secondo questa versione, non confermata ufficialmente dagli inquirenti, la donna avrebbe più volte rassicurato il proprio marito di aver chiuso quel rapporto da tempo, ma gli investigatori starebbero considerando la possibilità che la relazione fosse proseguita fino al mese di dicembre, periodo in cui le due vittime hanno accusato i sintomi dell’avvelenamento.

Esclusi dal contatto con il veleno Di Vita e la figlia Alice

Nel frattempo, accertamenti scientifici condotti in Germania, presso un istituto considerato tra i centri più avanzati al mondo nello studio dei veleni, hanno confermato quanto già stabilito nei mesi scorsi dal Centro Antiveleni di Pavia: sia Gianni Di Vita sia la figlia maggiore Alice, 19 anni, sopravvissuta all’avvelenamento, non sarebbero mai entrati in contatto con la sostanza tossica.

Le altre testimonianze raccolte

Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno riascoltato più volte sia Gianni Di Vita sia Alice, oltre a un’anziana zia di 92 anni, che aveva portato in famiglia una torta il giorno della Vigilia di Natale. Gli investigatori risultano inoltre al lavoro sull’analisi di telefoni e modem appartenenti alle persone coinvolte nella vicenda.

Un’indagine ancora aperta

A quasi otto mesi dalla tragedia, il giallo di Pietracatella resta dunque privo di una soluzione definitiva, con la Procura di Larino impegnata a vagliare ogni singolo elemento, testimoniale e scientifico, per chiarire come le due vittime possano essere entrate in contatto con il veleno che ne ha causato la morte.

Fonte: Leggo.it, Sky TG24, Dire.it, Virgilio Notizie, Libero

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