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Garlasco, la difesa di Stasi chiede di rivalutare le impronte sul dispenser del bagno: cosa trovò davvero il Ris nel 2007

10/10/2026 16:20

Con la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco, tornano i dubbi su ogni analisi svolta nel 2007. Il lavoro del Ris di Parma è sotto la lente, e la difesa di Alberto Stasi si sta concentrando anche sul dispenser del sapone nel bagno della villetta dove il 13 agosto 2007 è stata uccisa Chiara Poggi: secondo i legali, oltre alle impronte del loro assistito ce ne sarebbero altre mai analizzate.

Il bagno della villetta di Garlasco con il dispenser del sapone: la difesa di Stasi chiede di rivalutare le impronte rilevate nel 2007

Perché la difesa guarda ai reperti

Una consulenza della difesa, confermata anche dalla Procura di Pavia, ha già evidenziato che i test sul Dna di Chiara Poggi trovato sui pedali della bici di Stasi non avevano dato solo esiti positivi: nel settembre 2007 erano stati eseguiti accertamenti con esito negativo che non finirono nel fascicolo. Ora i legali cercano altre tracce non considerate, anche per presentare alla Corte d’Appello di Brescia la richiesta di revisione del processo. Non basta, osservano le cronache, il fatto che oggi ci sia un indagato per lo stesso delitto: servono nuovi elementi in grado di mettere in discussione le prove che fondano la condanna.

Cosa scrisse il Ris nel 2007

Dalla relazione del Ris emerge che l’esito dattiloscopico aveva evidenziato soltanto impronte digitali di Alberto Stasi sul dispenser. Il reperto era stato poi ispezionato allo stereomicroscopio e le microtracce di dubbia natura erano state testate con il combur test, che aveva dato esito negativo. Erano stati poi effettuati due prelievi: uno nell’area del contatto digitale di Stasi e uno sul resto della superficie.

Nessuna traccia di Sempio, nessun sangue

Le cronache precisano che sul lavabo o sul dispenser non vennero trovate tracce dell’attuale indagato, Andrea Sempio, né tracce di sangue. Resta il fatto che l’assassino, come dimostrano le impronte insanguinate di scarpe, sarebbe andato in bagno e si sarebbe visto almeno allo specchio.

Il ragionamento dei giudici

Nelle motivazioni della sentenza d’appello bis, i giudici hanno ritenuto che quelle impronte non fossero riconducibili a un semplice lavaggio di mani, ma a una pulizia accurata dell’oggetto dopo il delitto. Il flacone non presentava impronte di altre persone, nemmeno di Chiara o dei familiari, abituali utilizzatori di quel bagno. Per la Corte l’impronta di Stasi, un dito poco usato nelle normali manovre di pressione, sarebbe stata lasciata quando il dispenser veniva rimesso al suo posto dopo la pulizia. Nei primi due gradi di giudizio, invece, le impronte non erano state considerate un indizio sufficiente.

Le domande che restano aperte

Ora la difesa parla di nuove impronte mai analizzate. Resta da capire se appartengano a persone diverse da Stasi e dalla famiglia Poggi e, soprattutto, se a distanza di 19 anni sia possibile risalire a un’identità. Per il momento si tratta di una tesi della difesa, che gli inquirenti dovranno valutare.

Fonte: Fanpage.it, articolo di Giorgia Venturini

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