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Tampone, quando va fatto (e quando no): cosa sono i «falsi negativi»

Quando fare il tampone e quando no? Quando è necessario fare il test dopo aver avuto un contatto a rischio? Che differenza c’è tra il test molecolare, il rapido e il fai da te? Vista l’impennata dei contagi da Covid cerchiamo di fare chiarezza. Allo studio del governo, al momento, c’è l’opzione di rimodulare i tempi di quarantena: si ragiona su una riduzione per i vaccinati con tre dosi. Draghi ha convocato il Comitato Tecnico Scientifico per domani, 29 dicembre.

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Tampone quando va fatto (e quando no): cosa sono i «falsi negativi»

Quando fare il test dopo aver avuto un contatto a rischio? Il tampone (rapido o molecolare) va fatto da 48 ore a 5 giorni dopo. Secondo gli esperti l’ideale sarebbe farlo a 48 ore e poi ripeterlo a 5 giorni in caso di sospetto contatto a rischio, proprio come succede per il tracciamento scolastico. Se il test viene fatto troppo presto, infatti c’è il rischio che ci si trovi davanti un falso negativo. Qualora si venga giudicati contatti «stretti» di un positivo è l’ATS a prendere in carico il test. Se invece siamo contatti non stretti, quindi «a basso rischio», non è necessario fare il test. Il tampone, come dicono gli scienziati, andrebbe fatto subito alla comparsa dei primi sintomi.

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Come comportarsi: tutte le info utili

Come comportarci se siamo stati invitati ad una cena? Per capire se siamo negativi è meglio fare il test più a ridosso possibile dell’evento. Difatti il tampone non è che la fotografia del momento in cui lo faccio. Ad oggi, i tamponi rapidi che servono al Green Pass base sono ritenuti validi 48 ore dal momento dell’esecuzione, i molecolari invece hanno una durata maggiore, si parla di 72 ore. Molti esponenti della comunità scientifica rimarcano come con i tamponi antigenici si corra il rischio di ricevere un esito falsamente negativo. La carica virale nell’organismo aumenta significativamente tra le 48 e le 72 ore successive all’inizio dell’infezione, come ha spiegato, ad esempio al Financial Times Catherine Moore, consulente scientifica del Ministero della Sanità del Galles. I vaccinati non dovrebbero fare un tampone per incontrare altri vaccinati. Difatti possono infettarsi, ma, in percentuale, molto meno dei no vax. E soprattutto corrono meno rischi di contrarre una forma più violenta del virus. Per questa ragione, in mancanza di sintomi o di tracciamento richiesto dalla ATS, non è necessario per loro fare un test. È un modo come un altro per evitare che vengano intasate farmacie e drive-in. Nel caso in cui ci sia in famiglia un soggetto fragile, pare sia sufficiente usare le mascherine e ricorrere al distanziamento. Leggi anche l’articolo —> Quarantena ridotta e altre misure, il governo convoca il Cts: le ipotesi sul tavolo

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