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Terremoto 4.7 in Italia, interviene il vulcanologo

01/08/2026 11:22 - Aggiornamento 01/08/2026 11:57

La scossa di terremoto di magnitudo 4.7 registrata ieri sera ai Campi Flegrei è stata la più forte mai rilevata nell’area. A commentarla è Giuseppe De Natale, vulcanologo e dirigente di ricerca dell’INGV, intervistato da Fanpage.it a titolo personale, non come portavoce dell’Istituto.

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“Non c’è nulla di nuovo, ma il processo è in continua crescita”

Secondo De Natale, la scossa delle 19:46, localizzata in zona Solfatara, confermerebbe semplicemente l’evoluzione di un fenomeno bradisismico iniziato nel 1950, con il sollevamento del suolo, e proseguito dal 1970 con l’inizio della sismicità vera e propria. Un processo che, spiega l’esperto, sta continuando a intensificarsi da 76 anni, in modo per certi versi simile a quanto avvenuto tra il 1430 e il 1538, anno dell’eruzione di Monte Nuovo, l’ultima registrata nell’area.

Il vulcanologo sottolinea come questi due episodi restino gli unici verificatisi negli ultimi tremila anni, il che renderebbe impossibile stabilire con certezza se l’attuale fase sismica sfocerà o meno in un evento eruttivo.

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Il confronto con le evacuazioni del passato

De Natale evidenzia un aspetto che giudica singolare: a differenza di quanto avvenuto negli episodi del 1970 e del 1984, quando le autorità dell’epoca disposero misure straordinarie, comprese evacuazioni parziali o totali della popolazione di Pozzuoli, oggi si starebbe facendo molto meno per tutelare i residenti dell’area, nonostante vivano da anni con il timore di scosse sempre più forti.

Grandi eventi e vie di fuga: il nodo della sicurezza

Un ulteriore elemento di preoccupazione, secondo l’esperto, riguarderebbe lo svolgimento di grandi eventi pubblici proprio nelle zone considerate più a rischio, in un contesto in cui il blocco di alcune linee ferroviarie e della metropolitana, legato al bradisismo, avrebbe già reso più complessa la viabilità dell’area, proprio mentre si discute di piani di evacuazione e aree di raccolta.

De Natale si chiede cosa potrebbe accadere se, durante uno di questi grandi eventi, si verificasse una scossa di intensità pari o superiore a quella di ieri, capace di generare panico tra un gran numero di persone radunate nello stesso luogo.

Il rischio per gli edifici e le scuole

Il vulcanologo esprime inoltre perplessità sul fatto che molti cittadini non abbiano informazioni chiare sulla capacità delle proprie abitazioni di resistere a nuove scosse, così come alcune scuole farebbero evacuare gli edifici dopo ogni terremoto, segno implicito dell’incertezza sulla loro tenuta strutturale rispetto alle magnitudo massime attese, stimate poco sopra il valore 5.

“Stiamo giocando a dadi”

Alla domanda su cosa aspettarsi nei prossimi mesi, De Natale risponde con un’immagine diretta: al momento non sarebbe possibile prevedere con certezza l’evoluzione del fenomeno, sia in termini di nuovi terremoti che di una possibile eruzione. Pur ritenendo bassa la probabilità di un simile scenario nel breve periodo, l’esperto la giudica tutt’altro che trascurabile, invitando le istituzioni a preparare per tempo il territorio a qualunque possibile sviluppo, incluso quello più estremo.

Fonte: Fanpage.it, intervista di Giuseppe Cozzolino a Giuseppe De Natale (INGV)

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