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Coronavirus, Cartabellotta (Gimbe): “In calo Rt e nuovi casi, ora il problema principale è il sovraccarico ospedaliero”

Covid in Italia oggi, Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe da sempre impegnata nel monitoraggio dei dati sulla pandemia in Italia, interviene sull’andamento della terza ondata. “Rt e nuovi casi sono in calo, ora il problema principale è il sovraccarico ospedaliero, soprattutto in alcune regioni”, dice. Poi aggiunge: “Se riapriamo le scuole non possiamo riaprire altro finché la situazione degli ospedali non migliora”, conversando con Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Covid in Italia oggi, Cartabellotta (presidente Gimbe) fotografa la situazione attuale

“Dobbiamo mettere in fila le varie tipologie di indicatori”, ha affermato Cartabellotta. “Si sta facendo un po’ di confusione. Nel momento in cui attuiamo misure restrittive, il primo indice a scendere è l’Rt, poi si riducono i casi, poi le ospedalizzazioni e infine i decessi. Detto questo, noi oggi siamo in una situazione in cui gli effetti delle misure restrittive non sono stati sincroni perché alcune regioni hanno iniziato prima”.

Cartabellotta, in linea con altri scienziati che studiano i dati come ad esempio Paolo Spada, fornisce un’indicazione fondamentale per interpretare i dati e rendersi conto dell’effettivo andamento della pandemia. “E’ opportuno guardare il dato spacchettato a livello regionale”, dice il fondatore di Gimbe. “In ogni caso, abbiamo registrato che oltre all’rt, i nuovi casi a livello nazionale stanno scendendo”.

Poi la nota dolente che riguarda i ricoveri. “C’è una situazione ancora critica negli ospedali, soprattutto in alcune regioni il sovraccarico ospedaliero rappresenta il principale elemento di criticità della terza ondata. Il potenziamento dei posti letto, in particolare in terapia intensiva, c’è stato –  aggiunge – però per attivare un posto e farlo funzionare c’è bisogno degli operatori specializzati. Il grande potenziamento di fatto, sebbene sia avvenuto, ha un collo di bottiglia che non è risolvibile nel breve termine. L’altro problema –  aggiunge – è legato al fatto che non si può pensare di gestire la pandemia all’interno degli ospedali. Il primo argine, che è quello del tracciamento, è saltato ad ottobre e ci abbiamo subito rinunciato”.

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La riapertura delle scuole e la campagna vaccinale

Sulla riapertura delle scuole Cartebellotta, come altri, è scettico. Soprattutto avverte che questo non deve significare, per il momento, via libera ad altre aperture. “Da un punto di vista sociale sono convinto che le scuole debbano essere le prime a riaprire e le ultime a chiudere”, dice. “Detto questo, c’è bisogno di un adeguato livello di sicurezza nelle scuole, compresa anche la questione trasporti. E dobbiamo essere consapevoli  – aggiunge – che se riapriamo le scuole non possiamo riaprire altro. In questo senso la decisione di aprire le scuole va di pari passo con la decisione di lasciare l’Italia in rosso ed arancione fino a fine aprile altrimenti il sistema non regge”.

Infine l’analisi sull’andamento della campagna vaccinale. “Partiamo dai numeri. Noi al primo trimestre da contratto abbiamo oltre 15 milioni di dosi, di cui ne abbiamo ricevute il 70% e il generale Figliuolo ha garantito che il resto arriverà entro la prima settimana di aprile”, ha osservato il presidente di Gimbe. “Poi nei prossimi trimestri dovrebbero arrivare 52 milioni di dosi e poi 84 milioni”.

“Se dovessero arrivare realmente, la macchina organizzativa che è stata potenziata ce la può fare ad arrivare a quota 500mila somministrazioni al giorno”, afferma Cartabellotta. “Il vero problema è legato a chi stiamo dando i vaccini. In questa primissima fase è necessario vaccinare le persone più fragili, quelli che pagano il tributo più alto. Lo stesso motivo per cui noi facciamo le restrizioni, cioè evitare il carico sugli ospedali, è il motivo per cui dobbiamo dare protezione ai più fragili. Se le restrizioni si stanno prolungando questo è legato anche al fatto che non abbiamo usato bene le dosi di vaccino finora”.

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