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Quarta ondata Covid, ora aumentano gli scienziati che la “vedono” all’orizzonte

Quarta ondata Covid. Allarme realistico o spauracchio per far digerire le maggiori restrizioni ormai sicure per almeno altri due o forse tre mesi? Difficile dirlo. E’ però evidente che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli allarmi su una possibile nuova ondata –  la quarta appunto, perché nella terza ci siamo già dentro in pieno – causata dalla diffusione delle varianti del Coronavirus Sars-Cov-2 e dai ritardi nella campagna vaccinale. Allarmi che, è bene dirlo, sono basati sullo studio di dati reali. (segue dopo la foto)

Quarta ondata Covid

Dalla terza alla quarta ondata Covid: perché potrebbe accadere, cosa dicono gli scienziati

Mentre per la terza ondata si attende un picco attorno al prossimo 20 marzo, sempre che le attuali restrizioni con zone rosse diversificate all’interno delle regioni e quelle del nuovo Dpcm Draghi funzionino, per la quarta ondata è complicato fare previsioni. O meglio, volendo interpretare quello che dicono gli scienziati, per alcuni terza e quarta ondata saranno consecutive, un “unicum” insomma. Per altri invece, complice l’arrivo della buona stagione, la quarta ondata si materializzerà solo in autunno.

“Ci sono 68 province italiane in cui statisticamente è molto probabile che siano in atto le varianti. Più sale la penetrazione delle varianti e più velocemente vedremo il picco dei contagi che io mi aspetto intorno al 20 marzo”. La previsione è dell’ingegner Alberto Giovanni Gerli, big data analyst laureato a Padova e specializzatosi negli Usa, diventato per gli scienziati che studiano il Covid un consulente “per i numeri”. Uno che insomma, i numeri li conosce bene e parla quindi in termini matematici, basandosi su quelli di oggi.

E a parlare apertamente di quarta ondata è anche il fisico Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei, intervistato dal Corriere della Sera. Per lui, però, la quarta ondata sarebbe collocata temporalmente dopo l’autunno. “Io non sono preoccupato soltanto per la terza ondata che è in corso, ma inizio a temere per la quarta che potrebbe arrivare il prossimo inverno”, ha detto al quotidiano milanese. Precisando che secondo lui non siamo nemmeno mai usciti dalla seconda, ma si può parlare di terza ondata “perché ha caratteristiche diverse: le varianti”.

Già, le varianti del Sars-Cov-2, il cruccio e la preoccupazioni degli scienziati, soprattutto per la contemporaneità con la campagna vaccinale. Parisi ha spiegato che “la mutazione inglese per esempio ha una contagiosità superiore del 50% e una letalità più alta del 30%. Mantenendo le misure costanti i casi raddoppierebbero in poco meno di due settimane”. Uno scenario decisamente pessimista, quello supposto da Parisi, il quale ipotizza un significativo aumento di casi di Covid nei prossimi dieci giorni. “Lo scopriremo tra una decina di giorni. Ultimamente abbiamo visto un incremento del 30% a settimana, vuol dire un raddoppio dei casi in due settimane e il quadruplo in un mese: dai 13 mila di ieri si può passare a 50 mila casi”.

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Una campagna di vaccinazione più veloce può fermare la quarta ondata e portarci fuori dall’emergenza

Per dire se la quarta ondata sarà inevitabile o meno però bisogna tener conto della campagna di vaccinazione in corso. Che andrà pur a rilento, ma è già arrivata a somministrare una dose di siero ad oltre 4,4 milioni e due dosi a 1,4 milioni di italiani.

“Ad oggi la vaccinazione è l’unica cosa che possiamo fare per abbassare la curva. Dobbiamo vaccinare la popolazione fragile il più velocemente possibile, con qualsiasi vaccino disponibile e anche con una sola dose. Abbiamo fatto uno studio che dimostrano come a partire da 12 giorni dalla prima dose, l’80-85% della copertura vaccinale è già presente e c’è quasi il 100% di protezione dalla malattia grave”. A parlare è sempre Gerli, che certifica con i numeri le sue parole. Dunque, se il numero delle persone vaccinate aumenta più rapidamente, le probabilità di una quarta ondata scendono; se vogliamo ragionare da matematici però, non di pari passo con il progredire della campagna vaccinale.

Ed è per questo che il premier Mario Draghi, come annunciato nel discorso sul voto di fiducia in Parlamento, ha messo il piede sull’acceleratore per la vaccinazioni anti-Covid. Ieri la giornata cruciale, con l’esautorazione di Domenico Arcuri sostituito nel ruolo di commissario all’emergenza Covid dal generale dell’esercito Francesco Paolo Figliuolo. Questi non è semplicemente un alto ufficiale dalla brillante carriera, è anche stato per anni il “capo” della logistica dell’Esercito.

Il piano di Draghi è chiaro: affidare all’esercito l’accelerazione sui vaccini, con un piano coordinato dalla Protezione Civile che nel frattempo è passata sotto le mani esperte di Fabrizio Curcio. L’obiettivo è quello di uscire il più rapidamente possibile dalla pandemia. Perché mentre la crisi sanitaria per il momento è ancora lontana dall’esaurirsi, quella economica si aggrava di giorno in giorno. Se dovesse arrivare una quarta ondata Covid in autunno il colpo per l’economia italiana potrebbe essere mortale. E questo lo sa anche “Super Mario”.

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