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Yara, Massimo Bossetti revisione processo «solo una questione di tempo»: parla l’avvocato Salvagni

Caso Yara Massimo Bossetti revisione processo: un obiettivo che oggi la difesa del muratore bergamasco condannato all’ergastolo per l’omicidio della 13enne di Brembate vede più vicino. La condanna definitiva all’ergastolo per Massimo Bossetti, pronunciata il 12 ottobre 2018 dalla Corte di Cassazione, sembrava essere stata l’ultimo atto di questa drammatica vicenda giudiziaria. Non è così per la difesa del carpentiere bergamasco, convinta di poter far riaprire il caso.

Il 13 gennaio scorso, infatti, la Corte Suprema ha annullato con rinvio le ordinanze con cui il presidente della Corte d’Assise di Bergamo aveva respinto, dichiarandola inammissibile, la richiesta degli avvocati di Bossetti di accedere ai reperti dell’indagine.

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Massimo Bossetti: “Non ho mai visto, toccato e tanto meno ucciso Yara”

“Massimo Bossetti è molto contento, molto positivo, e ha detto ‘io continuo a credere nella giustizia, voglio uscire da quel portone del carcere, a testa alta e soprattutto voglio uscire non per un cavillo giuridico perché i miei avvocati hanno trovato magari i cavilli giusti, ma voglio uscire perché i nuovi esami attesteranno che quel DNA non è il mio, io non sono Ignoto-1, io non ho mai visto, mai toccato e tanto meno ucciso Yara Gambirasio’ ...”. A riportare le parole di Massimo Bossetti a Cusano Italia TV nel corso della trasmissione “Crimini e Criminologia” è uno dei suoi difensori, l’avvocato Claudio Salvagni.

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Revisione processo Bossetti, Salvagni: “Solo una questione di tempo”

Il penalista ha inoltre aggiunto: “E noi siamo molto fiduciosi di arrivare a una revisione del processo perché crediamo fermamente nel nostro lavoro e nell’innocenza di Massimo Bossetti e crediamo inoltre che, nel momento in cui ci verrà definitivamente data la possibilità di fare questi esami, gli stessi esami ci daranno ragione. Pertanto è solo una questione di tempo e di procedure ma il risultato positivo io lo vedo più vicino che mai”.

“Quello a Bossetti è stato il processo delle anomalie e delle zone d’ombra; e gli inquirenti quello che non sono riusciti a ricostruire lo hanno bypassato. Come sul movente: voglio ricordare che nei processi indiziari il movente è importantissimo perché è il collante che tiene insieme tutti gli indizi. E nel caso specifico sono le sentenze che lo dicono: manca un movente. E’ un caso oggettivo che Massimo Bossetti e la povera Yara non si sono mai visti, mai incontrati, non si conoscevano”. Potrebbe interessarti anche —> Caso Yara, Roberta Bruzzone ‘smonta’ le speranze di Bossetti: «L’analisi dei reperti? Molto rumore per nulla … »

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Written by Michela Becciu

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