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Giulio Andreotti diari segreti pubblicati, il figlio: «Non avrebbe avuto simpatia per il M5s e Salvini»

Dal 27 agosto 2020 sono disponibili ili in libreria “I Diari segreti di Giulio Andreotti”, pubblicati dall’Editore Solferino, curati dai figli Stefano e Serena. Cominciano il 6 agosto 1979 e finiscono il 22 luglio 1989, quando l’autore prende la guida del suo sesto governo. Documenti inediti che narrano “la storia vista dall’interno non solo del nostro Paese in un periodo cruciale, ma anche degli Stati Uniti da Carter a Reagan, dell’URSS da Breznev a Gorbaciov, della rivoluzione iraniana, dell’eterno conflitto in Medio Oriente, della tormentata costruzione di un’unità europea”. Dai diari inediti emergono però anche simpatie e antipatie, gli incontri privati, malumori e soddisfazioni dell’ex premier. «Si fa bene ad avere un diario, ed è utile che tanta gente lo sappia», diceva Andreotti, che in vita aveva già pubblicato qualcosa dei suoi quaderni personali. 

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Giulio Andreotti diari

Giulio Andreotti diari segreti pubblicati, il figlio: «Non avrebbe avuto simpatia per M5s e Salvini»

Su ‘Linkiesta’ l’intervista a Stefano Andreotti, figlio dell’ex presidente del Consiglio, che ha raccontato cosa ha spinto lui e la sorella a diffondere i quaderni del noto politico: «Tutto è nato dopo che era emersa un’altra storia falsa su mio padre e che io e Stefania volevamo appurare. In pratica avevamo letto che circolavano delle foto di papa Giovanni Paolo II in piscina. Tenga conto che i tempi erano diversi da oggi: era uno scandalo allora. Secondo quella storia alcune persone avrebbero contattato mio padre affinché, tramite Licio Gelli, si riuscisse ad evitare quella pubblicazione. Ovviamente la storia era tutta una menzogna», ha spiegato Stefano Andreotti. E non è stata affatto un’impresa facile scrivere un libro con i diari segreti di suo padre: «Nel corso della sua vita mio padre ha raccolto una marea di documenti. La maggior parte sono anche consultabili all’archivio della Fondazione Sturzo. Parliamo di pile di documenti che, se messi uno sull’altro, raggiungono circa i 600 metri di altezza. E poi c’erano i diari, che teneva per sé. In una lettera che ci fece trovare dopo la sua morte scriveva che avremmo dovuto buttarli perché probabilmente non avremmo capito alcuni passaggi e, forse, non avremmo capito neanche per la sua scrittura. E in effetti, le dirò, non aveva tutti i torti». 

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«Abbiamo tolto pochissimo dagli scritti originari»

«In una delle ultime lettere che ci aveva lasciato sempre postume, invece, ci diceva che lasciava i suoi diari a noi figli e che avremmo potuto farne ciò che ritenevamo più giusto. Anche pubblicare ‘purché – scriveva precisamente – non noccia a chicchessia’. E devo dire che abbiamo tolto pochissimo dagli scritti originari», ha sottolineato Stefano Andreotti. Un volume che racconta non solo il lato pubblico, ma anche quello privato dell’ex presidente del consiglio: «È forse l’aspetto più interessante: ricostruiamo tramite le sue agende e i suoi diari il periodo che va dal 1979 al 1983, esattamente fino a quando non torna a Palazzo Chigi per quello che sarebbe stato l’Andreotti VI. Eppure proprio in quei quattro anni mi padre ha incontrato una marea di persone, di ogni tipo: politici, religiosi, personaggi della cultura e dello spettacolo, industriali come Agnelli. Chiunque veniva a casa anche solo per chiedere un consiglio a mio padre».

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Giulio Andreotti diari segreti editi da Solferino, il figlio: «Il periodo più nero il processo per Cosa Nostra»

Tante curiosità e indiscrezioni: «Nel diario ci sono passaggi piccatissimi su Amintore Fanfani con cui si sa che non correva buon sangue. Lo stesso anche per quanto riguarda Marco Pannella o Giancarlo Pajetta: soprattutto con quest’ultimo si stuzzicavano spesso, ma alla fine c’era sempre profonda stima tanto che a volte cenavano assieme», ha affermato Stefano Andreotti. Poi questi ha spiegato chi erano i punti di riferimento del padre Giulio: «Guardi, tra i politici forse Franco Evangelisti che è stato a lungo il suo vice, la sua ombra direi. Però mio padre aveva vera stima soprattutto verso personaggi come Paolo VI, che conosceva come Giovanni Battista Montini sin dai tempi in cui lui era al Fuci e il futuro papa nella segreteria di Stato del Vaticano. E poi era molto legato anche a Madre Teresa di Calcutta e a Giovanni Paolo II, che gli sono stati accanto anche in uno dei periodi più neri nella vita di mio padre».

E il momento più delicato fu proprio quando subì il processo per i rapporti con Cosa Nostra: «Dopo quel fatto per due anni mio padre era come morto: passava il tempo sul divano, non si alzava, restava lì e prendeva farmaci. Dopo ha reagito, come faceva sempre nel corso della sua vita. Ha cominciato a pensare che quello che era successo, nel bene o nel male, doveva capitare, faceva parte del destino», ha confidato il figlio curatore del volume.

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Andreotti e la politica di oggi: «Mio padre non tollerava due cose su tutto: l’impreparazione e la violenza verbale»

«Se suo padre fosse vivo, cosa penserebbe della politica attuale?», ha domandato il giornalista de Linkiesta Carmine Gazzani. Una domanda a cui Stefano Andreotti ha risposto così:
«Non credo avrebbe avuto in simpatia il modo di intendere la politica di oggi in generale, e in particolare del Movimento cinque stelle e di Salvini. Mio padre non tollerava due cose su tutto: l’impreparazione e la violenza verbale. Per mio lui era impossibile avviarsi all’attività politica dall’oggi al domani. Occorreva formarsi, frequentare scuole, cominciare dal livello locale e poi progredire. Tenga conto che quando era ministro passava notti intere a studiare dossier: doveva essere lui, prima dei suoi assistenti, ad essere padrone fino in fondo dei temi da trattare». E ancora: «Come ho detto, odiava i toni accesi che oggi vediamo spesso. Con noi figli si arrabbiava anche solo se dicevamo “scemo”, pensi un po’. E poi c’è anche un’altra cosa che mai avrebbe tollerato. Per lui il cuore dello Stato era il Parlamento. Mi creda: vederlo esautorato del suo potere come accade oggi, probabilmente sarebbe stata in assoluto la cosa che gli avrebbe fatto più male». Leggi anche l’articolo —> Olivia Paladino first lady inespugnabile, mai un sorriso: tutta colpa di Giuseppe Conte?

 

 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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