UrbanPost -Giulio Regeni https://urbanpost.it/tag/giulio-regeni/ Mon, 25 Jan 2021 11:25:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://media.urbanpost.it/wp-content/uploads/2017/01/cropped-urbanpost_icon-1-32x32.png UrbanPost -Giulio Regeni https://urbanpost.it/tag/giulio-regeni/ 32 32 Omicidio di Giulio Regeni: il 29 aprile l’udienza preliminare per gli 007 egiziani a processo https://urbanpost.it/omicidio-giulio-regeni-udienza-preliminare-007-egiziani/ Mon, 25 Jan 2021 10:12:54 +0000 https://urbanpost.it/?p=712291 Agli 007 egiziani, a seconda delle posizioni, oltre al reato di sequestro di persona pluriaggravato, viene contestato il concorso in omicidio aggravato e in lesioni personali aggravate.

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E’ stata fissata per il 29 aprile, a quanto si apprende, l’udienza preliminare per i quattro 007 egiziani per i quali la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto esattamente cinque anni fa oggi.

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Il processo in contumacia per un generale e tre colonnelli dell’Esercito egiziano

Agli 007 egiziani appartenenti alla National Security, a seconda delle posizioni, oltre al reato di sequestro di persona pluriaggravato, viene contestato il concorso in omicidio aggravato e in lesioni personali aggravate. Ora sarà il gup di Roma Pier Luigi Balestrieri a decidere nell’udienza fissata sul loro rinvio a giudizio.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata il 20 gennaio dopo la chiusura delle indagini del 10 dicembre scorso, firmata dal procuratore capo Michele Prestipino e dal sostituto Sergio Colaiocco che in questi anni ha seguito le indagini. La richiesta di processo e’ stata avanzata per il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

Un processo, che è bene ricordare, si svolgerà in contumacia salvo una clamorosa e alquanto improbabile decisione del presidente egiziano Al Sisi. Tutto il processo presenta criticità proprio perché l’Egitto non ha mai collaborato né all’identificazione né al reperimento degli indagati. La notifica degli atti da parte della Procura di Roma diretta da Michele Prestipino è stata recapitata ai difensori d’ufficio italiani, dal momento che nessuno dei quatto indagati ha nominato un proprio difensore di fiducia in Italia.

ARTICOLO | I motivi per cui l’Italia è disposta a sacrificare la giustizia per Giulio Regeni

Omicidio Giulio Regeni, la cronistoria del caso: 5 anni in cerca di verità e giustizia

25 gennaio 2016
Giulio Regeni, ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, 28 anni, scompare al Cairo alle 19.50, nei pressi della metro di Dokki. È la sera del sesto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir: la città è stata svuotata dalla polizia.

3 febbraio 2016
Il corpo di Giulio, martoriato e reso quasi irriconoscibile dalle torture, viene trovato semi nudo lungo l’autostrada tra Il Cairo e Alessandria. Nelle stesse ore la ministra Federica Guidi si trovava al Cairo a capo di una delegazione di 60 imprenditori italiani.

24 febbraio 2016
Amnesty International Italia lancia la campagna «Verità per Giulio Regeni».

10 marzo 2016
L’Europarlamento approva a larga maggioranza la prima di una serie di risoluzioni che condannano l’uccisione di Giulio Regeni e le violazioni dei diritti umani nell’Egitto di al-Sisi.

24 marzo 2016
Al Cairo vengono uccisi in una sparatoria con la polizia cinque cittadini egiziani, poi accusati dal governo di essere i responsabili della morte di Regeni. In quell’occasione la polizia fingerà di trovare a casa di uno di loro effetti personali e documenti del ricercatore, uno dei più eclatanti casi di depistaggio messi in atto dal Cairo.

8 aprile 2016
Il governo Renzi ritira l’ambasciatore italiano Massari dal Cairo. Il 14 agosto 2017 il neo ambasciatore Cantini sarà rimandato in Egitto, nonostante l’assenza di passi avanti nelle indagini.

24 aprile 2016
Le forze speciali egiziane arrestano il consulente egiziano della famiglia Regeni, Ahmed Abdullah. Sarà rilasciato 5 mesi dopo.

13 ottobre 2017
La Federazione nazionale della stampa italiana presenta la «scorta mediatica» per Giulio Regeni.

28 novembre 2018
La Procura di Roma iscrive nel registro degli indagati alcuni agenti della National Security egiziana.

30 aprile 2019
Con 379 sì e 54 astenuti, la Camera istituisce una Commissione di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

20 gennaio 2021
Dopo la chiusura delle indagini, il 10 dicembre 2020, la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel e Usham Helmi e il maggiore Magdi Sharif, tutti membri della National Security.

Tutti gli articoli sul caso Regeni

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I motivi per cui l’Italia è disposta a sacrificare la giustizia per Giulio Regeni https://urbanpost.it/giulio-regeni-affari-militari-italia-egitto/ Tue, 15 Dec 2020 11:50:28 +0000 https://urbanpost.it/?p=651696 Gli affari militari tra Italia ed Egitto hanno un valore economico "stellare" ed un valore strategico infinitamente più grande per il nostro paese. Così grande, evidentemente, da valere il sacrificio della giustizia per Giulio Regeni.

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871,7 milioni per 32 elicotteri prodotti da Leonardo spa. Poi due fregate Fremm, l’ultimo grido in fatto di navi da guerra a livello mondiale, scelte da Francia e Italia e in una loro variante ancor più avanzata anche dalla US Navy, la marina degli Stati Uniti. Valore unitario? 450 milioni di euro. Ma non è finita qui. Sul piatto ci sono anche aerei da guerra dell’ultima generazione, addestratori avanzati, satelliti da osservazione e forse anche droni dell’ultima generazione. Gli affari militari tra Italia ed Egitto hanno un valore economico “stellare” ed un valore strategico infinitamente più grande per il nostro paese. Così grande, evidentemente, da valere il sacrificio della giustizia per Giulio Regeni.

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Quanto vale per l’Italia la rinuncia ad ottenere giustizia per Giulio Regeni

Scriveva a giugno Analisi Difesa, la più autorevole fonte di notizie sugli armamenti italiani diretta da Gianandrea Gaiani, tra i massimi esperti italiani sui temi strategici e militari: “Le due fregate che Fincantieri consegnerà presto all’Egitto (la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi) per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro verranno rimpiazzate da nuove unità nei ranghi della Marina Militare ma aprono la strada a ordini per altre fregate, pattugliatori, aerei da combattimento e da addestramento. Nei giorni scorsi il settimanale panarabo The Arab Weekly ha scritto che l’Italia potrebbe vendere all’Egitto ben 6 fregate Fremm (le 2 citate più altre 4 nuove) e 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, oltre a 24 caccia Eurofighter Typhoon e numerosi velivoli da addestramento M-346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore complessivo di 10,7 miliardi di dollari”.

Alcuni analisti affermano che potrebbe anche non finire qui. Il giro d’affari raggiungere il valore finale complessivo di 15-16 miliardi di dollari (il triplo dell’intero export della difesa italiano del 2019). Diverse le ipotesi. La prima voce che farebbe lievitare il giro d’affari riguarda tutta la parte di assistenza tecnico-logistica necessaria per integrare i nuovi sistemi d’arma con gli esistenti nelle forze armate egiziane. Un successo economico rilevante e un risultato strategico straordinario per l’Italia, che con la conclusione di tutte queste commesse balzerebbe al primo posto tra i fornitori di armamenti all’Egitto, scalzando Russia, Francia (fornitori storici de Il Cairo, ndr) e Stati Uniti. Ancora il ben informato Analisi Difesa: “Il Cairo dispone delle più imponenti e potenti forze militari del Medio Oriente e dell’Africa e negli ultimi 5 anni ha investito molti miliardi in sistemi d’arma e piattaforme acquistandoli soprattutto in Russia (circa 10 miliardi), Francia (8), USA (2,5), Germania (4,5), Cina e Bielorussia”.

Giustizia per Giulio? In contrasto con le ambizioni da “potenza” italiane

Insomma, chapeau alla nostra industria militare. Dopo l’altro maxi affare portato a segno in Qatar (sottomarini e navi da guerra, valore attorno agli 8 miliardi), scala le gerarchie mondiali, aumentando e di molto l’influenza del nostro paese nel da sempre strategico scacchiere medio-orientale. Ora si spiegano le molte missioni di bandiera di uno dei nostri costosissimi gioielli, la portaerei Cavour, che ha solcato per molto tempo le acque tra Oceano Indiano e Golfo Persico. E soprattutto si spiega la prudenza (vogliamo chiamarla così per non essere offensivi) della nostra diplomazia verso Il Cairo. In gioco c’è molto di più di un affare miliardario, c’è l’ambizione di tornare ad essere una “potenza” con diritto di parola in uno scacchiere delicatissimo, da sempre cruccio per la stabilità delle relazioni internazionali tra i grandi del mondo. Figuriamoci (!?) se la giustizia per un giovane ricercatore, Giulio Regeni, barbaramente torturato ed ucciso, può avere lo stesso valore. Non ci sarà alcuna interruzione dei rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto. >> I retroscena di politica

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Caso Regeni, i pm: “Gli agenti hanno ammesso di aver seguito Giulio” https://urbanpost.it/caso-regeni-agenti-hanno-seguito-giulio/ Fri, 11 Dec 2020 18:27:59 +0000 https://urbanpost.it/?p=704771 Sul caso Regeni, i pm di Roma rivelano le incongruenze nelle versioni dei fatti degli ufficiali egiziani, che hanno cambiato idea più volte sulle operazioni condotte per il controllo del ricercatore

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Alcuni ufficiali della National Security egiziana hanno mentito sulla condotta degli agenti nei confronti di Giulio Regeni. E’ quanto afferma la Procura di Roma in occasione della conclusione delle indagini sull’omicidio del ricercatore friulano. Le informazioni rivelate dai pm sulle azioni degli agenti di sicurezza egiziani nei confronti di Regeni e nei confronti delle indagini sono gravi. Queste spingono il Presidente della Camera Roberto Fico a confermare lo stop alle relazioni diplomatiche con l’Egitto. Sulle sevizie inflitte a Giulio, “parole assolutamente agghiaccianti”, dice Fico.

>> Regeni, Noury (Amnesty): “Fingere non sia accaduto nulla epitaffio su tomba diritti civili”

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Caso Regeni: le incongruenze nelle versioni degli ufficiali egiziani

Sulle indagini effettuate su Giulio Regeni, gli ufficiali egiziani hanno cambiato versione più volte. Nella richiesta di archiviazione per un quinto agente egiziano, per prove insufficienti, i pm di Roma scrivono: “Sul piano indiziario devono essere valutate le condotte di alcuni ufficiali della National Security: all’inizio viene negata dagli stessi ogni azione nei confronti di Giulio Regeni, poi si ammette di averlo attenzionato ma solo per tre giorni, infine si ammette di averlo controllato per un periodo più lungo”.

La Procura di Roma aggiunge dettagli sulle azioni della sicurezza egiziani. Questi hanno “verosimilmente” cancellato i video della metropolitana per oscurare il prelevamento di Giulio Regeni da parte degli agenti di sicurezza. “Ufficiali appartenenti al team investigativo riferiranno di avere visionato i video della metropolitana de Il Cairo. Circostanza che dapprima sarà smentita e che, poi, porterà verosimilmente alla cancellazione dei video di interesse”. E’ quanto si legge nel documento rilasciato dai pm di Roma con la chiusura delle indagini. Il movente, concludono i magistrati, “trae origine in occasione delle attività di osservazione partecipata delle attività del sindacato indipendente dei rivenditori di strada. Il cui capo, il sindacalista Abdallah, equivocando le ragioni per cui Regeni gli parla di un bando della fondazione inglese Antipode, lo denuncia come ‘spia’ alla National Security”.

Le parole di Roberto Fico

Il Presidente della Camera Roberto Fico conferma il congelamento dei rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto. Montecitorio aveva deciso sull’interruzione dei rapporti a novembre 2018. Le rivelazioni delle indagini della Procura di Roma spingono Fico a riconfermare la posizione della Camera. “Come Camera dei Deputati manterremo ferma la nostra azione rispetto al chiudere le relazioni diplomatiche con l’Egitto. Siamo stati senza dubbio sconcertati da quello che hanno scritto i magistrati della Procura italiana: sono delle accuse gravissime alla National securtity egiziana. Si tratta di parole assolutamente agghiaccianti: una descrizione delle torture subite da Regeni”ha detto il presidente della Camera Roberto Fico in un’intervista ad Al Jazeera Arabic. >> Tutte le news 

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Regeni, Noury (Amnesty): “Fingere non sia accaduto nulla epitaffio su tomba diritti civili” https://urbanpost.it/caso-regeni-noury-amnesty/ Fri, 11 Dec 2020 10:38:58 +0000 https://urbanpost.it/?p=704599 "I vari governi italiani se ne sono lavati le mani e hanno continuato a fare affari con l'Egitto". Parla Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

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Caso Regeni. Sull’uccisione del ricercatore friuliano Giulio Regeni ”fare finta che non sia successo nulla è l’epitaffio sulla tomba dell’Italia sul fronte dei diritti civili”. Lo ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, intervenendo ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’ condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

ARTICOLO | Caso Regeni: quattro agenti egiziani verso processo per sequestro, lesioni e omicidio

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Caso Regeni, Noury (Amnesty): “I vari governi italiani se ne sono lavati le mani e hanno continuato a fare affari con l’Egitto”

”La Procura di Roma ha fatto il suo dovere, la procura egiziana per niente – ha affermato Noury -. I vari governi italiani se ne sono lavati le mani e hanno preferito continuare fare affari con l’Egitto. Ora avremo un processo con 4 imputati che però molto probabilmente saranno assenti. Gli affari economici, i dossier che vedono l’Italia di comune accordo con l’Egitto, vengono considerati priorità e anche la richiesta di ritirare l’ambasciatore è vista con terrore”.

”Quando ci sarà una sentenza che attesterà che Giulio Regeni è stato torturato e ucciso da funzionari del governo egiziano, l’Italia avrà una reputazione compromessa a livello internazionale perché continuerà a fare affari con quel Paese. Vorrei che ci fosse un sussulto di politica etica, lo si deve alla famiglia, alla giustizia e alla reputazione di questo Paese. Far finta che non sia successo nulla sarebbe l’epitaffio sulla tomba dell’Italia sul fronte dei diritti civili”, ha aggiunto Noury. >> Le notizie di attualità

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Caso Regeni: quattro agenti egiziani verso processo per sequestro, lesioni e omicidio https://urbanpost.it/caso-regeni-quattro-agenti-processo/ Thu, 10 Dec 2020 13:56:37 +0000 https://urbanpost.it/?p=704484 Le indagini della Procura di Roma sul caso Regeni sono concluse: sono quattro gli agenti egiziani sotto accusa, il cui domicilio è tuttavia ancora ignoto

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La Procura di Roma ha concluso le indagini sul caso Regeni, ucciso a Il Cairo tra gennaio e febbraio 2016. La Procura di Roma ha emesso quattro avvisi di garanzia nei confronti di agenti dei servizi egiziani. A rischiare il processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Le accuse sono di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.

>> Regeni, secondo l’Egitto l’assassino è ancora ignoto: “Prove insufficienti”

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Quattro accusati per sequestro, torture e omicidio

I pm avevano identificato e iscritto sul registro degli indagati i quattro agenti egiziani circa due anni fa, per il rapimento, le torture e l’uccisione del ricercatore friulano Giulio Regeni. I Carabinieri del Ros e i poliziotti dello Sco hanno eseguito le indagini con numerose complicazioni. Secondo la ricostruzione, Regeni sarebbe stato sottoposto a sevizie durante giorni. Regeni soffrì “acute sofferenze fisiche”, messe in atto anche con l’uso di oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni.

L’accusa per il generale Sabir Tariq e i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim è di sequestro di persona pluriaggravato. Per il quarto accusato, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, i pm ipotizzano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato. Le torture al ricercatore friulano possono solo risultare in un’accusa di lesioni personali aggravate, essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio 2017. Per un quinto agente, Mahmoud Najem, i pm hanno archiviato il caso, perché le informazioni raccolte nel corso delle indagini non sono sufficienti per l’accusa in giudizio.

Il caso Regeni e la mancata collaborazione de Il Cairo

Il domicilio dei quattro agenti sotto accusa rimane ignoto: il governo egiziano non ha mai collaborato. La notifica di conclusione indagini è avvenuta “con rito degli irreperibili” direttamente ai difensori di ufficio. “Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d’ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati”, conclude la nota della Procura di Roma. La Procura di dice certa che i responsabili per l’omicidio di Giulio Regeni non siano solo i quattro agenti. Tuttavia la mancata collaborazione delle autorità egiziane ha impedito agli agenti italiani di ricostruire gli eventi. >> Tutte le news

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Regeni, secondo l’Egitto l’assassino è ancora ignoto: “Prove insufficienti” https://urbanpost.it/giulio-regeni-egitto-assassino-ignoto-prove-insufficienti/ Tue, 01 Dec 2020 08:10:31 +0000 https://urbanpost.it/?p=702685 Mentre la procura italiana ritiene concluse le indagini sull'omicidio di Giulio Regeni, l'Egitto avanza riserve sulle prove raccolte, rifilando il vecchio depistaggio dei cinque rapinatori

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Ancora niente giustizia per Giulio Regeni. La Procura di Roma è pronta a continuare e a chiudere le indagini sull’assassinio del ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016. Ma secondo il procuratore generale egiziano, le prove sono insufficienti. I genitori di Giulio: “Ennesimo schiaffo in faccia”.

>> Yara Bossetti, il pool di Marita Comi punta sul furgone: può ancora ‘raccontare’ qualcosa?

Il procuratore egiziano “avanza riserve”

Il procuratore italiano Michele Prestipino, in videoconferenza con il procuratore generale dell’Egitto Hamada al Sawi, ha annunciato che la procura italiana è pronta a chiudere le indagini. Queste sono a carico dei cinque individui appartenenti ai servizi segreti egiziani, accusati del sequestro di Giulio Regeni. “Il procuratore generale egiziano avanza riserve sulla solidità del quadro probatorio, che ritiene costituito da prove insufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. In ogni caso la procura generale d’Egitto rispetta le decisioni che verranno assunte, nella sua autonomia, dalla procura della Repubblica di Roma”. Questo è quanto viene comunicato in una nota congiunta.

A quasi cinque anni di distanza dall’assassinio del ricercatore italiano, secondo l’Egitto il colpevole è ancora ignoto. “Abbiamo raccolto prove sufficienti nei confronti di una banda criminale accusata di furto aggravato degli effetti di Regeni che sono stati rinvenuti nell’abitazione di uno dei membri della banda criminale”. Questo è quanto  comunica Hamada al Sawi.

I genitori di Giulio Regeni: “Ennesimo incontro infruttuoso”

I genitori di Giulio Regeni si dicono profondamente offesi dall’ennesimo incontro vano tra le due procure. Il procuratore egiziano, infatti, fa prova di sfrontatezza nell’avanzare riserve sulle indagini italiane. Mentre continua a rifilare alla procura di Roma e alla famiglia di Regeni il “vecchio sanguinario depistaggio dei 5 rapinatori che costò la vita a degli innocenti fatti spacciare per gli assassini di Giulio”. “Prendiamo atto dell’ennesimo incontro infruttuoso tra le due procure. Le strade tra le due procure non sono mai state cosi divise. In questi anni abbiamo subito ferite e oltraggi di ogni genere da parte egiziana, ci hanno sequestrato, torturato e ucciso un figlio, hanno gettato fango e discredito su di lui, hanno mentito, oltraggiato e ingannato non solo noi ma l’intero Paese”. Lo affermano in una nota Paola e Claudio Regeni e l’avvocato Alessandra Ballerini.

“Da un lato apprezziamo – prosegue la nota – la risoluta determinazione dei nostri procuratori che hanno saputo concludere le indagini. Senza farsi fiaccare ne’ confondere dai numerosi tentativi di depistaggio, dalle interminabili dilazioni e dalle mancate risposte egiziane. D’altra parte non possiamo che stigmatizzare una volta di più la costante e plateale assenza di collaborazione da parte del regime. Il regime continua a non rispondere alla rogatoria del 29 aprile 2019. E non ha neppure voluto fornire l’elezione di domicilio dei 5 funzionari della National Security iscritti nel registro degli indagati due anni fa”.

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Giulio Regeni, i genitori: “Serve un segnale di dignità”

I genitori di Giulio Regeni ritengono la risposta di al Sawi “l’ennesimo schiaffo in faccia” da parte del governo egiziano, di cui l’Italia dovrebbe prendere atto, richiamando l’ambasciatore. I dubbi avanzati dalla procura egiziana sull’operato di magistrati e investigatori, secondo Paola e Claudio Regeni, sono “una assoluta mancanza di rispetto nei confronti non solo della nostra magistratura ma anche della nostra intelligenza”. Per i genitori del ricercatore italiano “serve un segnale di dignità. Perché nessun paese possa infliggere tutto il male del mondo ad un cittadino e restare non solo impunito ma pure amico. Lo dobbiamo a Giulio e a tutti i Giuli e le Giulie in attesa ancora di verità e giustizia”. >> Tutte le news di UrbanPost

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Armi all’Egitto, l’Italia volta le spalle alla famiglia Regeni: la commissione chiede incontro con Conte https://urbanpost.it/armi-egitto-regeni-commissione-conte/ Wed, 10 Jun 2020 08:48:27 +0000 https://urbanpost.it/?p=673253 La vendita di armi all'Egitto da parte dell'Italia si traduce in un gesto di tradimento nei confronti della famiglia Regeni, e non solo.

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Armi all’Egitto. Con l’autorizzazione alla vendita di due fregate della Marina militare italiana all’Egitto, l’Italia (come se non bastasse) non ha solamente voltato le spalle a Giulio Regeni, ma ha anche dimostrato il suo coinvolgimento nel conflitto libico. Con un solo gesto, quindi, si è letteralmente infangata. E per questo la commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni ha richiesto di convocare “urgentemente” il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, “alla luce degli ultimi rilevanti sviluppi in ordine alle relazioni bilaterali italo-egiziane”.

>>Leggi anche: 10 giugno 1940, l’Italia entra in guerra: la scelta di Mussolini che cambiò la storia del Paese

Armi all'Egitto

Armi all’Egitto, con questo accordo l’Italia si dimentica di Giulio Regeni

La scelta del governo tradisce le promesse fatte alla famiglia Regeni“, ha sottolineato il presidente della commissione Erasmo Palazzotto. La morte dello studente italiano, dopo più di quattro anni, infatti, è ancora avvolta da un alone di mistero. Nonostante la dichiarata disponibilità del presidente egiziano Al Sisi, l’Egitto sembra non voler collaborare all’indagine giudiziaria sul sequestro e l’omicidio del ricercatore friulano, caso coinvolge lo Stato in modo diretto e che potrebbe rovinare i rapporti diplomatici con l’Italia.

E con l’operazione commerciale l’Italia, a sua volta, sembra decisa a voltare le spalle alla famiglia Regeni. Come se ufficialmente volesse aiutarla a scoprire una verità che le spetta, ma solo per dovere formale. Per questo motivo la vendita ha innescato numerose polemiche e proteste, anche all’interno della maggioranza. Non tutti però la pensano così: “Non vendere le fregate all’Egitto non avrebbe portato nessun valore aggiunto nel percorso per raggiungere la verità sulla morte di Giulio Regeni”, ha attaccato Vito Crimi, capo politico del M5S e viceministro dell’Interno. “Vorrei sottolineare che non stiamo regalando le navi, ma le stiamo vendendo. L’Egitto le ha chieste a vari Paesi e noi abbiamo la possibilità di fornirle, di fatto è una manovra di tipo economica”.

Certo, economica ma non solo. Crimi comunque sembra essere una voce fuori dal coro, visto che una nota unitaria del Movimento, invece, ha chiesto a Palazzo Chigi di ripensarci.

Armi all’Egitto, la commissione di inchiesta su Regeni chiede l’interrogazione parlamentare

Oggi il caso finirà in Parlamento, dove sarà presentata una interrogazione di Liberi e Uguali. “Il Paese destinatario del maggio numero di autorizzazioni italiani per nuove licenze di armamenti è l’Egitto. Il governo italiano non ritiene di rivedere la politica sulle forniture militari al regime di Al Sisi?”, si chiedono i deputati Nicola Fratoianni e Federico Fornaro. “Solo quattro mesi fa le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato, senza un valido motivo, il giovane Patrick Zaki, cittadino egiziano studente dell’Università di Bologna, ancora recluso”. Di fatto, di Patrick Zaki a oggi si sa davvero poco. E anche questo dovrebbe far riflettere, in particolare sul mancato interesse che l’Italia sta dimostrando rispetto al caso.
Sulla stessa lunghezza d’onda si pone anche il Partito Democratico: “La vendita delle due fregate militari della Marina Italiana all’Egitto porta con sé grossi rischi. L’Egitto non è un nostro alleato: nel Mediterraneo abbiamo interessi diversi, con gli egiziani che fanno parte di un’asse regionale reazionaria e che in Libia sostengono il governo Haftar. Mentre l’Italia quello internazionalmente riconosciuto di Serraj. A ciò si aggiunge la mancanza di collaborazione da parte egiziana sia sulla vicenda di Giulio Regeni che quella di Patrick Zaki, a testimonianza di una scarsa attenzione verso le richieste italiane”, ha evidenziato la deputata Lia Quartapelle.

Palazzotto: “Il governo tradisce le promesse fatte alla famiglia Regeni”

Io penso che la famiglia Regeni faccia bene a rivendicare il suo diritto a chiedere giustizia per il figlio, la scelta del governo tradisce un po’ le promesse che erano state fatte alla famiglia. A loro va tutta la mia vicinanza e il sostegno della commissione che presiedo”, ha dichiarato Erasmo Palazzotto, il presidente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. “Siamo davanti a un export di armamenti imponenti, che, al netto della questione Regeni, apre una riflessione rispetto a qual è il modello economico con cui noi guardiamo al Mediterraneo. Penso che anche in un momento così delicato, non si possa mai pensare di sacrificare l’etica sull’altare degli interessi economici, anche in una fase difficile come quella post Covid”.

E se è vero che, come scrive Giuliano Pisapia, gli italiani sono stufi “delle innumerevoli promesse non rispettate dalle autorità egiziane”, sono anche stanchi dei silenzi italiani. Perché di fatto con questo accordo l’Italia muove le pedine della scacchiera mediterranea, appoggiando e sostenendo il regime di Al Sisi. 

https://www.facebook.com/retedisarmo/posts/10158326987184709

Armi all’Egitto, Rete italiana per il disarmo: “Oltraggioso”

Anche la Rete italiana per il disarmo è intervenuta sulla questione. E ha definito la commessa come “oltraggiosa nei confronti della memoria di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano barbaramente assassinato in Egitto e sulla cui morte le autorità egiziane non hanno mai contribuito a fare chiarezza, ma anche nei confronti di tutti coloro (oppositori politici, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani) che vengono perseguitati perché non sono graditi al regime imposto dal generale al-Sisi, come dimostra anche il caso di Patrick Zaki”. Inoltre, secondo la Rete italiana per il disarmo è inaccettabile rilasciare la licenza di esportare un arsenale militare all’Egitto, il quale da anni “destabilizza ogni negoziato per la pacificazione in Libia”. Stando ai dati, infatti, l’Egitto è stato, nel 2019, il principale destinatario dell’espor di armi da parte dell’industria bellica italiana. In totale, ha contribuito a costruire un giro d’affari pari a 871 milioni di euro.

Quello che si sta verificando, quindi, non è solo un compromesso economico, un atto di vendita. E’ una vera e propria scelta politica e ideologica. Si fanno tanti discorsi di geopolitica, di umanità e democrazia, poi si vendono le armi a tutti. >>Tutte le notizie di UrbanPost

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Giulio Regeni e Patrick Zaky: la street artista Laika riposiziona il manifesto rimosso a Roma https://urbanpost.it/giulio-regeni-patrick-zaky-manifesto-laika/ Wed, 19 Feb 2020 10:21:08 +0000 https://urbanpost.it/?p=651901 La scorsa notte la Street Artist Laika è tornata sul muro che circonda Villa Ada, vicino all'ambasciata d'Egitto, per riposizionare il manifesto che ritrae Giulio Regeni e Patrick Zaky

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Giulio Regeni e Patrick Zaky. La scorsa notte la Street Artist Laika è tornata sul muro che circonda Villa Ada, a pochi passi dall’Ambasciata d’Egitto a Roma per un “atto secondo”della sua opera sull’abbraccio fra Regeni e Zaky che era stata rimossa da “mano ignota”. «Dopo la rimozione, in tanti mi hanno chiesto di riattaccare l’opera – ha dichiarato l’artista – ma il bello della strada è proprio questo: le opere diventano organismi viventi in continua evoluzione e, come tali, possono cambiare».

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Giulio Regeni e Patrick Zaky manifesto

Giulio Regeni e Patrick Zaky manifesto: Laika ha voluto rappresentare il momento esatto dello “strappo”

E così è stato. Il manifesto è cresciuto e maturato, svelando una meravigliosa verità. L’artista ha voluto rappresentare il momento esatto dello strappo del poster ad opera del misterioso “qualcuno”, per farglielo rivivere. Ma dietro a quell’immagine non c’è un vuoto, ma un mare di persone che fa sentire la propria voce per la liberazione di Patrick Zaky. «Ci siamo tutti noi», precisa Laika.

Giulio Regeni e Patrick Zaky manifesto Laika

Nella nuova opera, infatti, si vede un’ombra la cui mano strappa l’abbraccio di Regeni e Zaki e ci trova sotto l’immagine di un gruppo di persone, capeggiato dalla poster-artist con maschera e caschetto rosso d’ordinanza, con in mano tanti cartelli gialli con su scritto “FREE PATRICK”.

«Ho voluto far capire che nessuno può ridurci al silenzio»

«Ho voluto far capire che nessuno può ridurci al silenzio – ha commentato Laika – che si può strappare un disegno ma che dietro ad esso ci sarà sempre qualcuno pronto a gridare a gran voce. Tutto sommato l’anonimo che ha rimosso il poster ha fatto un favore e tutti: ha dimostrato che insieme possiamo cambiare le cose».

Giulio Regeni e Patrick Zaky manifesto

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Giulio Regeni, una fiaccolata in tutta Italia a quattro anni dalla sua scomparsa https://urbanpost.it/giulio-regeni-una-fiaccolata-in-tutta-italia-a-quattro-anni-dalla-sua-scomparsa/ Sat, 25 Jan 2020 13:21:30 +0000 https://urbanpost.it/?p=647519 A distanza di quattro anni la storia di Giulio Regeni non ha ancora un punto. Oggi, nell'anniversario della sua scomparsa, Amnesty International Italia ha organizzato una fiaccolata per ricordarlo.

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Quattro anni fa Giulio Regeni veniva rapito, torturato e poi ucciso in Egitto. Da quel giorno silenzio, depistaggi e reticenze sono state le caratteristiche di un omicidio tuttora irrisolto e circondato da un alone di mistero. Giulio Regeni era un ricercatore italiano dell’università di Cambridge e si trovava al Cairo proprio per studiare il ruolo dei sindacati egiziani. Una mattina è uscito di casa per raggiungere piazza Tahrir in occasione del quinto anniversario delle proteste, ma lì non è mai arrivato. Il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio, nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani, in un fosso lungo la superstrada tra il Cairo e Giza, seminudo e con segni evidenti di tortura. Oggi, una fiaccolata organizzata da Amnesty International unirà tutta Italia alle 19.41, l’ora dell’ultima comunicazione ricevuta da parte di Giulio.

giulio regeni

Giulio Regeni, un caso irrisolto

Quello di Giulio Regeni è stato un omicidio politico. Se la verità processuale dovrà essere emanata in un’aula giudiziaria, influenzata dai tempi e dallo stato della democrazia di un altro Paese, quella storica la conosciamo già: Giulio è stato torturato fino alla morte. Sebbene le autorità egiziane abbiano tentato di chiudere il caso come incidente stradale, la morte per tortura di Giulio è l’unica verità che per ora è dato sapere, e questo a distanza di quattro anni è inammissibile. Per questo oggi “migliaia di luci in tutta Italia saranno pronte ad accendersi” in occasione del quarto anniversario della sua scomparsa. “Un anno fa, in oltre cento piazze, chiedevamo verità per Giulio Regeni, speranzosi che non ci sarebbe stato un altro 25 gennaio”, ha commentato Emanuele Russo, presidente di Amnesty International Italia.

“Oggi constatiamo che, nonostante le importanti rivelazioni emerse sulla dinamica dell’omicidio, l’istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta e le dichiarazioni del nuovo governo Conte, pochi avanzamenti concreti sono stati compiuti nelle indagini. Nel frattempo, però, sono stati conclusi importanti accordi commerciali ed economici con l’Egitto. Torneremo in piazza a chiedere verità ad entrambi i governi, determinati a far sì che si possa, finalmente, vedere la luce”, ha concluso Russo. “25 gennaio 2016 – 25 gennaio 2020…4 anni … grazie di cuore a chi ci sta vicino…!!!!”, ha scritto invece la madre di Giulio, Paola Deffendi, su Facebook.

Giulio stava studiando, su incarico della sua Università, il mondo del lavoro in Egitto, le condizioni del lavoratori nel Paese, e per questo aveva preso contatti con varie persone del settore. Tra queste anche un sindacalista che, insospettito dalla sua indagine, prima lo ha pedinato e infine lo ha consegnato ai suoi carnefici.

Giulio regeni

Verità per Giulio Regeni

A Fiumicello, in provincia di Udine, il paese in cui Giulio è cresciuto, in occasione della fiaccolata sono attesi la famiglia del ricercatore italiano e il presidente della Camera Roberto Fico, il quale sostiene che la verità sull’uccisione di Giulio Regeni è “una questione di stato” per la quale le istituzioni devono parlare “con una sola voce. Anche quest’anno abbiamo lavorato per giungere a delle soluzioni, che però non ci sono state perché l’Egitto non comincia nemmeno un processo, nonostante la nostra procura -che sta facendo un lavoro eccezionale- abbia iscritto nel registro degli indagati cinque ufficiali della National Security egiziana. Il governo e le istituzioni devono coordinarsi per portare avanti con una sola voce questa questione che è una questione di Stato che non sarà mai abbandonata finché non otterremo i colpevoli”, ha commentato Fico. ”

“In Europa- ha ricordato il presidente della Camera- sono andato dal Presidente del Bundestag Schauble, ho portato la questione all’attenzione dell’Ue; il Parlamento europeo infatti ha poi approvato una risoluzione molto importante sull’Egitto. Quindi la questione ora è anche in Europa; questo è un passo avanti, ma dobbiamo accelerare ed io spero che il 2020 sia l’anno in cui otterremo più risultati per Giulio Regeni. In tal senso il 2020 deve essere l’anno di Giulio“. Le difficoltà che si stanno riscontrando nell’aprire un processo sulla morte di Giulio Regeni hanno fatto avanzare l’ipotesi di ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto: “Questa non è una decisione che attiene a me, ma al Ministro degli Esteri. E’ chiaro che è una riflessione importante perché dobbiamo avere dei risultati”, ha replicato il presidente della Camera prima di aggiungere che “il 2020 sarà l’anno di Giulio Regeni”.

Dove sono le fiaccolate

Tantissime città italiane si riuniranno per chiedere, ancora una volta, verità per Giulio Regeni: a Roma in piazza della Rotonda, davanti al Pantheon; a Torino, in piazza Castello. A Milano, in piazza della Scala; a Firenze, in piazza San Marco. A Bologna si riempirà piazza Ravegnana; a Napoli piazza del Gesù Nuovo; a Palermo piazza Pretoria; a Trieste piazza della Borsa. Alle fiaccolate hanno aderito: A buon diritto, ADI-Associazione dottorandi Italia, Aitr, Aantigone, Arci, Articolo 21, Associazione Diffondiamo Idee di Valore. E poi ancora Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Assostampa Fvg, CGIL, Cild-Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, Conversazioni sul futuro (Lecce), Europa Now!, Federazione Nazionale Stampa Italiana-Fnsi, GiulioSiamoNoi, Nexus Emilia Romagna, Pressenza, Rete della pace.

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